Giacomo Leopardi dedicò alla versione femminile l’ode che, di seguito, ci permetteremo di declinare al maschile.
Perché questo nome, volere o volare, pure introduttivo a certo cognome lombardo, ha del tutto rivoluzionato, capovolgendoli,  i parametri di riservatezza che avevano sino ad allora forgiato la vita politica di questo nostro Paese.
Ha fatto la storia, Silvio.
Come Alcide De Gasperi?
Come Aldo Moro?  Tenetevi saldi.
Da ex-democristiano, ora liberale, mi sento -in scienza e coscienza- di rispondere di “SÌ”!
Perché Silvio Berlusconi è stato un punto di riferimento pure maggiore a Giulio Andreotti.
Nel bene e nel male.
Lungi da me lo stilare alcuna classifica (non ne sono degno) storica di merito o valore.
Affermo semplicemente che se i due primi personaggi politici hanno rappresentato -di fatto- la maggior incarnazione della trapassata politica proporzionale, Silvio è stato tutta la Seconda Repubblica.
Potrà piacere, o non piacere: ma se ne deve pur prenderne atto.
Il tempo sarà galantuomo per dirci se i suoi propri cromosomi politici avranno avuto degli eredi.
Seppure la carica magnetica e  attrattiva del grande imprenditore (già pianista di navi da crociera) “fai da te” renda assolutamente improbabile la filiazione.
Diciamola così, per metterla in breve: non avremo mai più un politico poliedrico come lo è stato lui!
Stellato/sventurato; morto/risorto;
magnate/profittatore; rosso/nero; titolato/degradato; buono/cattivo; macchietta/leader; nonno/pupo; talentscout/killer; playboy/papà; avventurista/cornutoplayboy;
craxiano/liberale….
E potremmo proseguire a iosa.
Lui è Silvio, per farla in breve. Piaccia o non piaccia la politica maggioritaria lo ha generato: elevato sugli Altari e gettato nella polvere.
Lui c’è pure stato al gioco, ma ora è tempo che apra gli occhi.
‘A Silvio, non è tempo di chiuderli.
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