Gli “anni orribili”sembrano avere, nel terzo millennio, una cadenza ravvicinata. Sui cellulari circolano video di consolazione per gli anziani: se avete visto questo e vissuto quest’altro….avete avuto una vita felice, perchè

del doman v’è solo certezza di tempi peggiori.

Il Covid imperversa ancora e già lo scoppio di una guerra tra ebrei e palestinesi, con missili in libera uscita nei cieli mediorientali fa crescere l’incubo di un conflitto di proporzioni maggiori dei consueti focolai di guerre sante combattute in quelle zone ai massacri avvezze.

Che il mondo andasse di male in peggio qualcuno l’aveva previsto.

Giacomo Leopardi nello Zibaldone(pagg.3655 e segg.) sostiene, dichiarando di esserne fermamernte convinto, che “la specie umana per sua natura, secondo le intenzioni della Natura, volendo poter conservare il suo ben essere non doveva propagarsi più che tanto e non era destinata se non a certi paesi e certe qualità di paesi, dei limiti dei quali non doveva uscire”  per non porsi“contro natura”.

Del pensiero leopardiano l’Italia, madre-matrigna, non s’era fatta alcun carico: il “vate” di Recanati raramente (per non dire:mai) era considerato come un grande filosofo. Era  amato e apprezzato come melanconico poeta e tragico pessimista cosmico; giudizio mai disgiunto dalla considerazione della sua malferma salute e della sua pessima configurazione corporea, come dimostra anche il film di Mario Martone: “Il giovane favoloso” con Elio Germano.

La lucidità e libertà del suo pensiero è stata riconosciuta di recente solo da rappresentanti della cultura anglosassone; con scarsa eco della notizia sulla Penisola.

In conseguenza i lettori dei suoi scritti in prosa (soprattutto dello Zibaldoneoltre che delle Operette morali)sono stati, molto verosimilmente, inferiori a quelli de “Il passero solitario” e de “La Ginestra”.

Pochissimi, in altre parole, hanno potuto capire e apprezzare la lungimiranza della seconda parte della sua  previsione e comprendere che se l’umanità ha perso il suo “ben essere” è perché non ha osservato la regola di non “propagarsi più che tanto”.

Essa ha aderito, invece, all’invito di sacerdoti religiosi e di condottieri militari di procreare a gogògiovani virgulti. E ciò, per irrobustire l’esercito dei fedeli, ansiosi di proselitismo, e dei soldati, “con lame tra i denti”, destinati a fare guerre sante (con uccisione dei nemici di Dio) o di difesa dei “valori umani” (con ammazzamenti altrettanto numerosi).

Ancora di meno sono quelli che hanno capito il discorso sui pericoli della globalizzazione e della migrazione derivanti dall’abbandono di “certi paesi e di certe qualità di paesi dei limiti dei quali non si doveva uscire” per recarsi, andando “contro Natura”, in altri luoghi meno confacenti alle proprie abitudini e consuetudini.

Povera e nuda va la filosofia del veggente recanetese….

 

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