Nelle Vite dei Cesari Svetonio insegna che l’esattore deve comportarsi come un buon pastore, ‘deve tosare il gregge, non scorticarlo’. Equitalia, più che un buon pastore, ricorda lo Sceriffo di Nottingham: il terribile esattore che la Walt Disney rappresenta come un grosso lupo pronto a sbranare il gregge estorcendo fino all’ultima moneta d’oro, senza alcuna pietà né per il piccolo orfano né per il fabbro col piede ingessato.

L’esatto opposto di Robin Hood (che ad inizio legislatura sembrava ispirare Tremonti) visto che Equitalia colpisce con metodi durissimi contribuenti che spesso non riescono a stare dietro al pagamento delle tasse e non i ‘grandi evasori’ che hanno risolto ogni problema con lo scudo fiscale al 5%.

Il principio cardine dell’azione di Equitalia è il ‘solve et repete’ (prima paghi, poi contesti), l’esatto analogo della carcerazione preventiva: il cittadino viene privato di una libertà, in questo caso di una proprietà, sulla base di una presunzione di colpevolezza, senza cioè che ci sia stato alcun giudizio in merito; da ciò deriva anche l’inversione dell’onere della prova: è il cittadino a dover dimostrare che le somme che Equitalia gli ha sequestrato non sono dovute. Non siamo di fronte a semplici enunciazioni di principi, ma di fronte ad azioni brutali come fermi, ipoteche, pignoramenti che avvengono senza alcun principio di proporzionalità e giustizia: persone si sono ritrovate ipoteche sulle case, spesso senza nemmeno esserne informate, per qualche multa o per il canone RAI o per poche centinaia di euro.

Tra le misure cautelari è prevista anche la sospensione dei pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti di soggetti morosi che la dice lunga sul rapporto impari tra Stato e contribuente: ‘lo Stato non paga al cittadino ciò che è dovuto finché il cittadino non paga allo Stato ciò che forse deve’, creando un vortice in cui le aziende non ricevono dallo Stato i crediti con cui dovrebbero pagare i propri debiti con Equitalia, debiti che intanto aumentano vertiginosamente portando al fallimento.

Questi metodi sono in antitesi con lo Statuto del contribuente secondo cui: “I rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede”, contraddicono sentenze della Corte Costituzionale secondo cui il solve et repete è in contrasto con l’art.3 della Costituzione, ma soprattutto violano il buon senso perché è evidente che lo Stato prende dai cittadini soldi che spesso non sono dovuti, come poi dimostrano gli esiti dei ricorsi.

Le ripercussioni sulla vita comune dei cittadini sono enormi: senza parlare di casi estremi di persone ammalate e decedute a causa di pignoramenti e blocchi delle attività, sono numerosissimi i fallimenti di piccole imprese e lavoratori autonomi che, a causa delle ipoteche di Equitalia, si sono viste tagliare il credito dalle banche e che spesso si rivolgono all’unico canale di credito disponibile, la criminalità organizzata e l’estorsione.

D’altronde non è sempre facile distinguere il comportamento degli estorsori da quello di Equitalia che prevede sanzioni, more, aggio e interessi che portano i debiti a raddoppiarsi nel giro di un anno; non sono teorie di ‘antistatalisti’, evasori e nemici del fisco, ma è lo stesso presidente di Equitalia Befera a rendersene conto, in una lettera ai dipendenti si è spinto a chiedere lo stop a controlli vessatori che sono simili ‘a quelli di estorsori’. Spesso sono più che simili: il legale rappresentante di Caserta di Equitalia Polis spa è stato rinviato a giudizio con l’accusa di applicazione di tassi usurari.

Un paese che deve affidarsi nella magnanimità di Befera e non in leggi giuste e liberali, che deve sperare in un Robin Hood per contrastare lo Sceriffo di Nottingham e che non distingue gli estorsori dagli esattori vuol dire che è sempre più simile ad uno ‘Stato di polizia tributaria’ di cui questo governo si proclamava acerrimo nemico.

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