Già si sentono.
Le note dei liberisti (non liberali) che strombazzano: “è tutto merito nostro il trionfo.  Viva la libertà.”
Ma quale merito?
“Abbiamo vinto”.   Ma dove?
E allora diciamola tutta la verità.
È stato un preciso dovere  delle Istituzioni quello di ordinare, prima, la vita civica e quello di restare noi cittadini, poi (in buona misura), rispettosi delle regole: che peraltro non erano, per i due governi che si sono succeduti, né semplici né facili da emanare.
Posto che nascevano tutte dallo stato empirico dato da tecniche di approssimazioni successive. Che sono state, queste sì, originate inizialmente a tentoni dalle menti di pochi cirenei.
Che avevano anch’essi un preciso dovere d’ufficio nel produrre qualcosa.
Spesso incompresi, ma stipendiati.
Non parliamo delle vere azioni di martirio che consapevolmente alcuni hanno messo in campo.  Punto.
Non c’è stato proprio un minimo “strappo” (per fortuna) tra Conte e Draghi: ché avevano, entrambi, avuto nella lotta alla pandemia la prima emergenza degli esecutivi da loro presiduti.
O, meglio, la “principale” ragione per essere più precisi.
Perché dietro alle chiusure e riaperture…
Dietro la colorazione in tante fasce del Paese…
Dietro ai grandi sacrifici che ci sono stati chiesti…
Dietro i duri colpi di maglio che alcune categorie economiche hanno pure subito…
Dietro, insomma, a tutto questo grande sforzo corale che abbiamo fatto c’è stato pur sempre l’amore: quello per la nostra vita.
Continuiamone ad esserne degni!
Probabilmente chi si è assunto l’incombenza principale di gestire questa crisi non sarà ringraziato. Anzi… Già vissuta questa storia… La scarsa riconoscenza del popolo italiano fa ormai parte integrante della nostra storia e pure  della nostra politica.

Quello che sarebbe inaccettabile e incomprensibile, ma non affatto improbabile,  è che vengano premiati, dalle prossime elezioni politiche (che pur si terranno), gli urlatori perdigiorno: che non hanno fatto proprio nulla per farci uscire fuori dal lungo inverno che -si spera- abbiamo passato.

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