RISCHIO STOP PER IL VACCINO TUTTO ITALIANO REITHERA

Di Lorenzo Pasinelli

L’11 maggio 2021, la Corte dei Conti ha dichiarato illegittimo e quindi nullo l’accordo sottoscritto il 17 febbraio 2021 dal Ministero dello Sviluppo Economico, da Invitalia SpA e dalla società farmaceutica ReiThera Srl che prevedeva un finanziamento da 81 milioni di euro per la sperimentazione e lo sviluppo industriale del vaccino anti COVID-19 presso lo stabilimento produttivo di Castel Romano. Ora per il vaccino italiano, nonostante i promettenti risultati sperimentati nella fase 1, la strada è sempre più in salita, dovendo fare i conti anche con la recente perdita del sostegno dell’Istituto Spallanzani di Roma per la fase 2 della sperimentazione. Il Ministero dello Sviluppo Economico, nell’attesa di conoscere le motivazioni della Corte dei Conti, rassicura che il piano per la produzione del vaccino ReiThera va avanti e non dipende da questo evento. La speranza è che, al di là della dialettica, si snelliscano gli iter burocratici e si giunga al più presto alla somministrazione dell’antidoto: l’Italia deve tornare a competere con le principali potenze mondiali.

 

LA FINE DEL MANUALE CENCELLI

Di Giulio Bargellini

Mario Draghi ha attuato una silente rivoluzione riguardo le nomine nelle aziende pubbliche, sino ad ora gestite seguendo il manuale Cencelli secondo cui l’assegnazione di ruoli politici e governativi veniva distribuita tra le correnti in base al loro peso. Ebbene non saranno più necessarie eterne riunioni ai tavoli di Palazzo Chigi per spartirsi le posizioni di rilievo nelle aziende pubbliche. I nostri rappresentati avranno più tempo da dedicare ad altre necessità siccome le decisioni in materia di nomine ricadranno esclusivamente su Palazzo Chigi in intesa con l’azionista formale (quasi sempre il Tesoro) ed il ministro di competenza. Per non inasprire troppo i rapporti con le forze della maggioranza Draghi lascia loro la lottizzazione della nevralgica macchina propagandistica pubblica italiana: la Rai. Quelli che dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno hanno mostrato appetiti da democristiani anni 60, confidiamo che a questo giro la competenza prevalga.

 

DRAGHI E IL RITORNO AL PENSIERO STRATEGICO

Di Fabio Gatti

Con la sua antipatia verso gli “inglesismi” e la minaccia di perseguire il piano vaccinale indipendentemente dall’Europa, in caso l’organizzazione europea sia deficitaria nel perseguire l’immunizzazione di massa, il premier italiano marca un sottile ma deciso ritorno a un pensiero strategico nazionale. Infatti, se il significato profondo dell’Organizzazione Europea non è che un’applicazione su scala sovrannazionale del principio economico delle “Economie di scala”, tanto usato in ambito aziendale, col suo dottorato in Economics al MIT il premier non si può scordare dei principi della Teoria dei Giochi e del Pensiero Strategico. In una situazione di regole condivise che portano i paesi a un “cattivo equilibrio”, è il primo che si sfila ad avere la meglio. In taluni casi, è sufficiente una “minaccia”, o un cordiale ma deciso avvertimento, per mettere un Paese e un’economia sotto un’altra luce. La forza di Draghi sta, anche e soprattutto, nella sua lontananza dai populismi di destra e di sinistra, che consente agli interlocutori internazionali di inquadrare il suo comportamento come pienamente razionale, e perciò perseguibile. Sperando che tali avvertimenti non si concretizzino, e che perciò l’Europa possa tornare, nella sua organizzazione, allo stato di efficienza ottimale che tutte le parti auspicano, non ci resta che osservare con attenzione l’evoluzione della politica e dell’economia sul nostro amato continente.

 

VERSO IL DECRETO SOSTEGNI BIS

Di Francesco Giandomenico

“Contratto di rioccupazione” è la parola d’ordine da applicare a tutti i settori, così c’è scritto nel decreto Sostegni bis. Si parla quindi di un contratto a tempo indeterminato che sarà legato alla formazione e ad un periodo di prova, massimo di sei mesi, con sgravi contributivi al 100% che andranno restituiti nel caso in cui il lavoratore non venga poi assunto. La norma proposta dal ministro Orlando punta quindi a “rimettere in moto” un sistema che favorisca la ripartenza di un sistema messo ormai a dura prova. Per i settori del commercio e del turismo, tra i più colpiti dagli effetti della pandemia, ci sarà quindi un esonero contributivo al 100% per i dipendenti che vengono riconfermati dopo il blocco dei licenziamenti e la fine della cassa Covid a ottobre. Per le aziende con un calo del 50% di fatturato, invece, ci sarà la possibilità di stipulare un contratto di solidarietà che porta la retribuzione al 70% nonché lo sblocco dei licenziamenti a partire dal prossimo 30 giugno.

 

L’EUROPA AFFONDA, US E CINA VOLANO

L’Europa ha il secondo quadrimestre consecutivo di decrescita economica dovuta ai lockdown e alla lenta vaccinazione. L’economia europea è precipitata del 0,6% nei primi 3 mesi del 2021; la caduta dell’output delle 19 nazioni facenti uso dell’euro è comunque minore delle aspettative (-1%) ma comunque un risultato drammaticamente inferiore rispetto alle altre due colonne portanti del commercio globale: USA e Cina. La Cina è stata colpita prima dalle pandemie e, secondo i dati ufficiali, la loro strategia di contenimento ha ridotto al minimo i danni. Gli USA pur duramenti colpiti e colti alla sprovvista hanno saputo reagire con vaccinazioni e misure atte al supporto dell’economia, non a caso gli ultimi dati danno una crescita, su base annua, pari al 6,4%. L’Europa non brilla neanche sotto io punti di vista del lavoro e il famoso rimbalzo stenta a farsi vedere: mentre negli USA si è passati da un 14,8% di disoccupazione, durante la parte peggiore della pandemia ad un attuale 6%, in Europa la crescita della disoccupazione è stata più graduale ma costante e non abbiamo ancora visto un’inversione di rotta. Ma quali sono le cause? Semplice; l’Europa come unione ha sbagliato approccio, una politica vaccinale per ora fallimentare e lenta che non può far altro che allungare i lockdown. Inoltre, sono totalmente mancate misure di carattere fiscale adatte a sostenere la domanda e rilanciare l’economia. Inoltre, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza altro non è che un manifesto politico, una dichiarazione d’intenti, una promessa elettorale. Da un governo tecnico come quello Draghi ci si aspettava la prevalenza della tecnica economica; ma così non è.

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