Raccontare Giacinto Pannella detto Marco scomparso 5 anni fa, il 19 maggio 2016, è operazione difficile, se non altro perché le vitepolitiche di Pannella in mezzo secolo di attività politica sono state tante e variegate. Questo anniversario non può, né deve diventare un Coccodrillo delle battaglie radicali fatte. Marco vive e serve parlane non solo negli anniversari.L’esempio di Marco Pannella, consigliere comunale in una Napoli post terremoto1980 ha molte similitudini con la crisi attuale delle istituzioni di oggi. È evidente la necessità di riformare gli assetti istituzionali, i poteri, gliapprocci e i bilanciamenti di e tra istituzioni,spesso inefficienti e “vecchie” nell’affrontare le emergenze. Marco Pannella da consigliere comunale a Napoli – dal 1983 al 1985, battagliava nell’assise della città capoluogo su temi che potremmo definire d’avanguardia per l’epoca: ambiente, trasporto pubblico, gestione smaltimento rifiuti. Tra le tante intuizioni di Marco Pannella in quello che passò alle cronache come “il consiglio comunale dei leader” con politici del calibro di Giuseppe Galasso, Giulio di Donato, Giorgio Almirante, Andrea Geremicca, Franco de Lorenzo, il sindaco pro tempore Enzo Scotti, ci fu quella che passò alla storia come “LaGrande Napoli”. Marco colse l’occasione in mezzo ai tanti problemi in cui versava la città di portare avanti un’idea modernissima di riassetto istituzionale di Napoli, che nella sua ispirazione doveva diventare la prima città metropolitana d’Italia. Per far capire la modernità di quella idea. Pensate che solo dopo circa 40 anni fu introdotta con la c.d. legge Delrio, l’istituzione delle città metropolitane (riforma ancora oggi inattuata). Marco diede il suo appoggio a Enzo Scotti, sindaco per cento giorni, a favore di una legge sull’area metropolitana. Volle in quel consiglio comunale fare in mondo che Napoli anticipasse tutti per diventare prima città metropolitana d’Italia. Perché l’esempio di Marco è ancora attuale? Perché crescita economica e diritti, secondo l’impostazione Pannelliana, vanno di pari passo. La ricostruzione dell’Italia non passa soltanto dai fondi UE, sicuramente anche da quello e dal come verranno impiegati, ma non basta. Vanno riammodernate le istituzioni. La pandemia ha messo in crisi il regionalismo italiano e il raccordo in tempo di crisi tra leregioni e lo stato centrale. È mancata la cabina di regia. Ecco che a dispetto dei detrattori di ieri e di oggi, Marco Pannella rispose allora, e torna utile rifletterci oggi, che le crisi si affrontano ripensando alle istituzioni, ai diritti, alle forme istituzioni più idonee a capire il nostro tempo. La Grande Napoli ci aiuta a capire il presente e a guardare anche nei diritti e nelle istituzioni il cambiamento che serve al SUD e al sistema Paese per affrontare e battere la crisi.

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