Ove volessimo ridurre all’osso la disfida per le prossime elezioni amministrative (in particolare a Roma) non dovremmo avere alcun dubbio che l’alternativa che avremo di fronte sarebbe riassunta tutta dal titolo di questa riflessione.

Che, in versione matrimoniale, dovrebbe suonare grossomodo così: “vuoi tu, Roma, prendere in sposo certo bruto qualunquismo d’immagine e sondaggistico, condividendo con lui -nella buona e nella cattiva sorte- il resto dei tuoi giorni: finché morte non vi separi?”

Perché la sfida concentrata sul nominativo di Virginia Raggi solo questo vorrebbe dire. 

Sarebbe importante invece, da parte dei suoi accorti oppositori interni ed esterni, finalmente dare corpo -invece- a una vera campagna elettorale, che sia radicalmente diversa in tutto e per tutto. 

Fondata su puntuali e precisi contenuti anche municipali; su programmi e idee in prospettiva credibili e gestiti da veri politici esperti, conosciuti, affidabili, onesti e capaci. 

Altrimenti la via retorica -che potrebbe del tutto rotolare in discesa- ci annichilirà, fino a condurci dritti nel burrone. 

Al di là di chi sia a cavalcare il destriero.

Anche all’interno di altre coalizioni alternative si dovrebbe decidere che tipo di  lotta portare avanti: un puro e stanco qualunquismo fracassone tv, del tutto irresponsabile (perché i cd. “Capi” non vogliono rimetterci la faccia), overo lottare sui contenuti credibili, che possano anche esulare dalla virtuale cassetta sondaggistica?

A destra, per esempio, la guerra si combatte tra due radicali e diverse visioni politiche. 

Da una parte quella di Giorgia Meloni, che segue  i sondaggi e sceglie in base a tali parametri esclusivi gli uomini e i temi. 

Dall’altra, quella di Forza Italia:  preoccupata soprattutto delle cose trascurate e di quelle che si debbono fare per l’Urbe.

È chiaro che queste due diverse opzioni difficilmente potranno conciliarsi con la mediazione: perché -da una parte- c’è quello che si autodefinisce “il nuovo”, del tutto estremo, maggioritario e schiavo del sondaggio. 

Dall’altra invece c’è il tradizionale modo di intendere la  politica amministrativa: prima studiando sui problemi e poi costruendo su di essi la squadra operativa.

Tra Michetti e Gasparri c’è un abisso inconciliabile, per dirla tutta e brutalmente la verità. 

Noi non abbiamo mai nascosto una nostra sensibilità la nostra preferenza per il secondo modo di intendere la politica. 

Che non può significare  più preferenza per il solo uomo (o donna), per intenderci.

Pure a sinistra c’è un abisso tra Raggi e Gualtieri. 

A quest’ultimo -ripetiamo- in questo schema di scelta civica andrebbe il nostro gradimento.

Il colmo sarebbe che proprio nella alternativa Raggi-Gualtieri ci si dovesse ritrovare.

Perché proprio in tale scenario ci porterebbe la scarsa chiarezza nel destra/centro. 

Che non è più quel centrodestra che vinse 27 anni fa.

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