Governare un Comune non è un cimento che chiunque possa affrontare.

Intanto c’è la complessità dei problemi presenti sul territorio.

A maggior ragione se esso è vasto e suddiviso in ampie aree, talvolta del tutto indipendenti l’una dalle altre.
Le competenze in capo ai Comuni poi sono ampie: dalla assistenza ai cd. “ultimi” alla gestione delle strade e della viabilità locali; dalla manutenzione del verde pubblico alla cura della sicurezza.
E ancora: dalla gestione del personale alla predisposizione e cura dei documenti di bilancio; da quella degli atti urbanistici alla tenuta dello stato civile.
Non parliamo del mantenimento di un minimo di rapporti politici e con la pubblica opinione: per mezzo di stampa e TV, giustamente pronti a farti le pulci, sempre.
Questo è il vero amministratore locale.     Vi svelo un segreto. Prendete questo miscuglio, poi evatelo al quadrato (Roma è Capitale d’Italia), moltiplicatelo ancora per 14 (quanti sono i Municipi di Roma) e pure per le diverse opinioni dei politici.
Sommate a tutto questo il fegato ingrossato che ti riservano le sedute consiliari e pure i fenomeni corruttivi che volteggiano come condor nei pressi del Campidoglio. E avrete un decimo del guano che calpesta un Sindaco di Roma: del tutto indipendentemente dal partito di appartenenza.
Egli, poi, non sarà affatto ricordato con amore dai propri concittadini. Perché i tuoi amici più cari alfine poi ti diranno: “ti sei ricordato di tutti ma di noi no”
Venghìno síori, venghìno… avanti c’è posto.
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