di Massimo Rossi

Lo scenario della Giustizia che si sta disvelando nel nostro amato Paese impone una riflessione giuridica ed una valutazione etica.

Non possiamo fare finta che le vicende che hanno coinvolto da circa 2 anni il CSM passino sotto silenzio.

Badate bene, in chi scrive, non c’è alcuna intenzione di puntare il dito contro qualcuno né di colpevolizzare una categoria che ha dato un altissimo tributo alla democrazia di questo Paese.

Chi ben mi conosce sa che prima di guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro voglio analizzare e verificare cosa accade nelle mia “casa”: l’avvocatura.

Ecco, non mi piace né quanto si sta palesando tra le fila della magistratura né l’immobilismo della avvocatura.

La magistratura ha evidenziato, grazie alle indagini svolte dalla Procura di Perugia, di essere in grado di squarciare il velo su certe situazioni di mero e puro potere.

La magistratura – questo non si dice – è riuscita a mettere a fuoco dei rapporti di potere e di egemonia che erano emersi nel sottofondo, ma che con l’inchiesta umbra hanno palesato la complessità e l’altezza di tali “intrighi”.

Dopo di ciò, ha iniziato a lavorare, non la macchina della giustizia (penale o disciplinare), ma quella del “frullatore” mediatico.

La Stampa e le TV hanno dato il peggio di loro stesse e hanno violato, in modo sistematico, scientifico, quasi chirurgico, il segreto istruttorio.

Hanno vivisezionato il tema a modo loro creando quella che ritengo ormai sia “informazione proveniente dalla lobby mediatica”.

Hanno iniziato il gioco – poco pulito, in verità – del “chi la spara più grossa”.

Hanno iniziato ad invitare i “protagonisti” di questa tragedia e sono sfilati i “pentiti”, i presunti malfattori, i presunti accusati di essere malfattori, i presunti giornalisti di cronaca giudiziaria che non hanno mai consultato un testo di procedura penale o di diritto penale.

Hanno sfilato tutti con un unico intento: essere visti, la malattia del nuovo millennio.

È stata portata alla ribalta televisiva come fosse una “fiction” qualcosa che è un vero e proprio”sistema” che non è solo della magistratura, ma anche di frange della TV spettacolo e della avvocatura silente, compiacente ed agevolante.

Si è creato un caso televisivo, mentre si tratta di una inchiesta penale ed una procedura disciplinare.

Tutto questo in un Paese, ormai, allo sbando etico e morale oltre che culturale, è parso normale.

Ma non lo è affatto!

Quanto è stato fatto è gravissimo e credo che potrebbe costituire notitia criminis: violazione del segreto istruttorio, la prima ipotesi che mi viene in mente.

Le inchieste penali si rispettano e si rappresentano, ma non si anticipano e/o su “interpretano”, come, purtroppo, si è visto fare in questi mesi anche dalla TV di Stato.

Non ho visto intervistati ed ascoltati i tanti magistrati per bene che lavorano e, talvolta, mettono a rischio la propria vita.

Non ho sentito i magistrati di frontiera, quelli che lottano, realmente, contro le Mafie nazionali ed internazionali.

Non ho sentito le forze dell’Ordine che lavorano, a sprezzo della loro vita, sul campo.

L’impianto moralistico si è totalmente dimenticato di due cose fondamentali:

a) la magistratura è costituita (anche) da quei personaggi che sono sfilati a vario titolo in TV, ma sono una minoranza, per fortuna;
b) l’ordinamento ha leggi che prevedono le sedi in cui certe situazioni debbono essere affrontate e discusse.

Se l’ordinamento non risponde alle sollecitazioni delle inchieste e degli atti giudiziari, allora, c’è un problema di tutela che deve essere messo sotto la lente di ingrandimento.

Le crisi, come quella scoppiata con il caso Palamara e poi adesso Amara (ed aspettiamo il nuovo nome) sono situazioni che devono essere governate e gestite nell’alveo della legittimità e legalità.

Il problema, nel caso specifico è stato che il CSM si è trovato coinvolto nella inchiesta.

Membri del CSM sono stati, a torto o a ragione, questo non è dato sapere, coinvolti nella inchiesta perugina.

Forse, ma dico forse, sarebbe stato meglio azzerare il CSM per restituire credibilità all’istituzione che essa rappresenta.

È una idea con la piena consapevolezza che specie alcuni membri sono stati bersagli e ci piacerebbe sapere di chi.

Ma il tutto – per il bene della democrazia – deve essere, necessariamente, ricondotto alle procedure previste dalle normative e dalle leggi dello Stato di diritto.

Ma c’è un punto, nel quale chi scrive crede in modo assoluto: le mele marce devono essere rimosse.

Se il cesto è pieno, vanno rimosse tutte.

Purtroppo, non è conservando le apparenze che si crea legittimità.

La legittimità e la autorevolezza si acquisiscono seguendo le regole ed essendo scrupolosi nelle procedure.

Non mi è piaciuta la bagarre fatta nei giornali e nelle televisioni che mi sa tanto di un “cavalcare l’onda”, ma nulla più.

Peraltro, a ben vedere, anche dal proscenio televisivo e mediatico emerge, in tutta la sua forza, l’idea “malata”che l’essere magistrato significhi esercitare “potere”.

L’essere magistrato significa essere al servizio e fare parte di un potere, ma non essere il “potere”.

Da ultimo, abbiamo alti magistrati che, addirittura, mettono alla prova il CSM.

Ecco perché riteniamo che l’unica cosa che si doveva fare era quella di sciogliere il CSM e ricostituirne uno nuovo.

Un magistrato non può esercitare il suo alto ministero se alla base vi è un dubbio sulla sua persona.

Figuriamoci una istituzione di rango costituzionale, come il Consiglio Superiore della Magistratura.

La questione è molto importante e molto rilevante a tutti i livelli, ma è indubbio che un richiamo alla legalità ed al rispetto delle leggi e delle procedure sia doveroso.

In ogni caso, riteniamo che i media abbiano esaltato certe figure che, in realtà, sono stati artefici, per anni, di una gestione delle nomine fatte non sui curricula, ma per altre situazioni.

In questo Paese bisogna ricominciare a valorizzare chi opera bene, chi svolge il proprio lavoro in silenzio e con il rispetto delle leggi e non chi le ha violate sino ad oggi ed essere fatto passare come il “salvatore della patria”.

Basta con lo stravolgimento della realtà e basta con inchieste mediatiche che (forse) non hanno solo l’intento di informare, ma (forse) di distorcere la realtà creando un consenso nelle “masse plaudenti”.

Una ultima riflessione va fatta: quello che, comunque, è emerso e che dovrebbe dare origine a molti procedimenti disciplinari (con un nuovo CSM) e molti pensionamenti anticipati è inaccettabile.

Tutto ciò, non si tratta di “potere giudiziario”, ma di “potere di lobby” e questo è inaccettabile in uno Stato di diritto democratico.

Una struttura (quale quella denominata “loggia Ungheria”) che ha le caratteristiche della associazione segreta all’interno della magistratura, se fosse vera, oltre che essere illegale sarebbe eversiva.

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