Nel lontano 1929 Freud il padre della Psicanalisi scriveva “Sofferenza… ci minaccia da tre parti: dal nostro corpo che, destinato a deperire e a disfarsi, non può eludere questi segnali di allarme che sono il dolore e l’angoscia, dal mondo esterno che contro di noi può infierire con forze distruttive inesorabili e di potenza immane, e infine dalle nostre relazioni con altri uomini. La sofferenza che trae origine dall’ultima fonte viene da noi avvertita come più dolorosa di ogni altra.”.

Sofferenza una parola breve ma profonda che significa dolore, angoscia, speranza disillusa, angoscia che solo a pronunciarla fa stare male. Una parola che molte donne provano o hanno provato sulla propria pelle in particolar modo dopo aver dato tanto, troppo, tutto di sé. Dopo non essere state ripagate con la stessa moneta ma ferite e maltrattate da chi riceveva solo amare e da chi si voleva ricevere solo attenzione e affetto.

La violenza sulla donna è purtroppo una piaga sociale molto presente anche al giorno d’oggi, epoca dove l’universo femminile si è emancipato alzando la testa per gridare a tutti il proprio valore, come del resto era presente ieri e può essere inflitta a livello psicologico e/o fisico. In chi la subisce lascia profonde cicatrici nell’anima che difficilmente posso rimarginarsi. La violenza colpisce l’autostima, rende insicure, può portare una donna ad annientarsi perché ama troppo e pensa che subendo possa venire un giorno ricambiata ma non è così. La donna che subisce maltrattamenti solitamente li subisce dal marito, dal padre, dal compagno, dal figlio, dall’ex ossia da persone molto vicine a cui è legata affettivamente e da cui si aspetta solo amore e rispetto. All’abuso verbale e fisico si aggiunge il femminicidio fenomeno diffuso anche nel nostro paese e che porta all’uccisione della donna per mano maschile ogni due o tre giorni. Solitamente è l’atto ultimo di una serie di soprusi e coincide spesso con la decisione della donna di dire basta ad un rapporto malato, tossico da cui vuole togliersi e da cui non potrà ottenere altro che male. “

Femminicidio significa la distruzione fisica, psicologica, economica, istituzionale della donna in quanto tale e avviene per fattori esclusivamente culturali: il considerare la donna una res propria può far sentire l’aguzzino legittimato a decidere sulla sua vita. È un termine coniato per la prima volta nel 2009, quando il Messico è stato condannato dalla Corte interamericana dei diritti umani per le 500 donne violentate e uccise dal 1993 nella totale indifferenza delle autorità di Ciudad Juarez, nello Stato di Chihuahua. L’uomo uccide la donna in quanto tale ribadendo la folle convinzione che se non è sua non sarà di nessun altro e lo fa come si uccide un insetto fastidioso zanzara o mosca che sia, senza pensare che potrebbe solo aprire una porta o una finestra per farlo uscire oppure per farla andare via.

E’ un atto crudele e vigliacco che scorge insicurezza e mancanza di amore altruistico e incondizionato. Da anni mi occupo di questo fenomeno e mi batto per contrastare questi fenomeni con iniziative, manifestazioni, sportelli di ascolto collaborando con diverse associazioni tra cui Donne al Centro e la sua Presidente Cristiana Merli. Tante le professioniste in rosa che a titolo gratuito tra  psicologi, avvocati, volontari si mobilitano in aiuto di chi è bisognoso per contrastare la violenza di  genere e l’abuso. Tante sono le iniziative dell’associazione che si avvale anche di noti testimonial per dare eco a questo fenomeno tra cui quella che ci sarà il prossimo martedì 8 giugno dalle ore 18,00 nella splendida cornice del giardino del Museo Crocetti in Via Cassia  492 dove si terrà un interessante dibattito  sul tema e seguirà aperitivo.

“Se una donna sta per cadere un’altra la prende per mano”. Unite si vince…sempre!

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