Roma: amministrative 2021.
“È brutta la  politica che non ti fa partecipare alle scelte”.
“Quattro persone decidono tutto per te”.
“Con questo sistema maggioritario o abbassi la testa, o non devi proprio recarti a votare”.
Può pure capitare che il posato antifascista moderato e liberale del ceto medio voti l’uomo col féz?  NO.
Non può essere così.
Il primo ha la più forte arma in mano.  Che si chiama voto.
Rialziamo la testa.  Si può.
Orsú: è il tempo di riappropriarsi di quella bomba che pure abbiamo come cittadini elettori: quella riposta lassú nel solaio.
Che si chiama “voto disgiunto”.
L’onorevole Giorgia Meloni ha voluto testardamente imporre il proprio oscuro candidato per il Comune di Roma a quella pletora di pseudo-gladiatori che è il resto del fronte moderato (LegaSalvini, Forza Italia e altri ammennicoli)?
Quali sarebbero i danni che la nuova #donnacolfèz pagherebbe qualora l’affabulatore facesse una pessima figura: da vero Puffo della politica?   Nessuna.
Perché lui è un tecnico.  Dé ché?  Delle intemerate radiofoniche?
Il vero liberale democratico di centrodestra non può non prendere atto che pure esistono almeno due considerazioni da fare.
1. La prima.
È troppo comodo il ripetere “non scendo più in campo, io” come ha più volte detto Giorgia Meloni.
Che è in fuga continua dalle proprie assunzioni di responsabilità.
Pretendendo, invece, di imporre il proprio oscuro candidato a quella banda di “nuovi coraggiosi”: che avrebbero voluto candidare Guido Bertolaso -come tecnico-, ovvero il senatore Maurizio Gasparri ove la scelta fosse caduta sul politico.
Due nomi di alta levatura, questi, assolutamente degni di una città che deve pur  rialzare la testa.
Ma tant’è. Guardiamo avanti.
2. La seconda.
Che possiamo fare noi?
Posto che la vittoria della anomala sinistra targata Meloni sarà pure ineludibile, noi potremmo anche esercitare una scelta di voto finalmente attiva: che è nel pieno esercizio di un “diritto”, almeno per limitare il più possibile i danni.
Cioè opzionare per un uomo della sinistra liberale come Sindaco della Capitale e pure per tutta una serie di consiglieri della destra liberale nei vari Consigli: da quello del Comune a quelli dei Municipi.
Ecco perché la scelta per la figura di Carlo Calenda e, in assoluta contemporaneità, per le liste di Forza Italia (o Azione) nelle rappresentanze comunale e municipali ci parrebbe un buon viatico.
Tutt’affatto decisa in palese contraddizione, anzi.
Razionale al 1000%.
Certamente più attrattiva dello starsene a casa per non battere ancora una volta  i tacchi a Piazza Venezia.
Perché Giorgia -non potremmo dimenticarlo mai- ha resettato in un colpo solo Gianfranco Fini e pure la propria storia politica ventennale.
Quella che l’avrebbe potuta rendere un po’ più matura e consapevole che questo è un Paese antifascista.
Viva la democrazia, viva l’Italia e viva Roma.     ¡No Pasaràn!
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