Siamo in piena euforia da riapertura, sia chiaro sensazione normale e giustificata dopo il coprifuoco, blocco forzato delle attività, ma attenzione a non trasformare l’euforia in bolla d’ottimismo illimitato perché in realtà la crescita e la ripresa sono tutte da costruire e stabilizzare.

Insomma attenzione all’auto lavaggio del cervello sul tutto va bene madama la marchesa, la guerra è finita, abbiamo vinto, è tornato il paradiso, siamo come nel 46 col piano Marshall e così via, parliamo delle dichiarazioni che girano in questi giorni alla luce dei dati positivi sulla salita del PIL.

Ebbene i romani dicevano “putant quod cupium” gli inglesi “wishing thinking” e noi “si crede ciò che si vuol credere”, per farla breve non vorremmo che scattasse una ubriacatura da indicatori che invece va letta interpretata e contestualizzata con buon senso proprio per evitare di cadere in una bolla d’ottimismo.

Per farla breve che il Pil salga a gran velocità oltreché un bene è normale, nel senso che non c’è niente di speciale e di straordinario nel rimbalzo del Pil dopo il blocco, il 5 percento di cui si parla è un fenomeno più conseguente che stupefacente e ci spieghiamo.

Quando si esce da una ghiacciaia per entrare in un frigorifero sembra quasi di essere passati dal freddo polare al caldo africano, perché l’effetto è quello da meno 25 a più 5 la sensazione immediata che si prova è esattamente quella, dopodiché non è così perché per raggiungere la temperatura ambiente dei 18 o 19 gradi ce ne vuole eccome.

Ecco perché diciamo occhio all’ottimismo, è naturale infatti che appena il paese abbia ripreso una qualche normalità di vita, consumo, produzione, movimento e distribuzione, il Pil sia schizzato in alto, tanto è vero che c’è la ripresa dell’inflazione, ma la sfida della crescita strutturale forte e costante è appena appena iniziata perché il bello potrà arrivare solo se ci si saprà fare.

Innanzitutto dipenderà da quello che accadrà col virus, ci saranno varianti pericolose? Nuove ondate sconosciute?  Che succederà coi vaccini? ciò che ascoltiamo è tutt’altro che tranquillizzante, basterebbe pensare al caos che si è creato, chi dice sicuri al 95 chi al 90 percento, chi dice che basterà un richiamo, chi due, chi addirittura tre, altri propongono una dose di un tipo e un richiamo di un altro, una baraonda pericolosa che conferma solo l’opacità della natura di questo virus e sul come sia nato e sfuggito.

Per farla breve se la stessa comunità scientifica procede per tentativi, approssimazioni e dichiarazioni quasi mai convergenti, ad avere dubbio del vaccino e sentirsi cavia ci vuole poco, per non dire del business che si è creato fra le big farmaceutiche che non aiuta a considerare le iniezioni come puri e semplici atti umanitari e sanitari, insomma ci sono troppe cose che non si spiegano sul covid.

Ma al netto di tutto ciò e nella speranza di esserne usciti fuori definitivamente o quasi, affinché la ripartenza sia stabile servono ancora tante di quelle cose che non si vedono neanche all’orizzonte, parliamo delle riforme, fisco, lavoro, giustizia, burocrazia e così via.

Perché sia chiaro ciò che si vede e di cui si parla su questi temi per un verso è un pannicello caldo, vedi la riforma della giustizia lontana anni luce da ciò che ci vorrebbe in risposta alle vergogne a cui abbiano assistito e che abbiamo letto in questi mesi, per l’altro più un contentino che una riforma vera vedi il fisco.

Insomma per riscrivere il capitolo fiscale e renderlo funzionale alla crescita e alla produzione della ricchezza per rendere il fisco semplice, equo e collaborativo anche per ridurre e combattere l’evasione, bisognerebbe cancellare e ribaltare ribaltare tutto ciò che c’è stato fino ad ora, passare dall’idea comunista e cattocomunista delle tasse all’idea liberale ed Einaudiana, punto.

Insomma basterebbe sentire Enrico Letta, il Pd, i grillini e Leu e fare l’esatto contrario, dalla patrimoniale, alla demonizzazione del contante, innanzitutto una pace tombale per ripartire sul pulito perché avviare una riforma con decine e decine di milioni di cartelle, pendenze, rottamazioni in corso è follia, è istigazione alla guerra fiscale, dopodiché passare alla flat tax e alle tax expenditures collegate.

Sulla burocrazia poi che dire? La volontà di semplificare passa dalla strada opposta a quella che sentiamo nel governo, perché ascoltare che si assumeranno centinaia di migliaia di statali, che vivremo condannati a spid, pin, password, green pass, app che solo ad averle è il contrario del semplice, sentire che lo Smart working sarà trainante e che non avremo più un interlocutore in presenza da nessuna parte non è tranquillizzante.

Come si fa a parlare di semplificazione se basta incrociare una voce elettronica di un centralino di un ente o azienda pubblica per impazzire, premi questo e premi quello,  digita data nascita, poi il codice fiscale, poi se vuoi x premi y se vuoi y premi x, poi comunica lo spid e sul più bello cade la linea e si è persa una mattinata, per non dire quello che succede in attesa di parlare con l’operatore che non c’è mai, che spesso non è italiano e si capisce male, che dopo un’ora di musichetta si perde la pazienza e si attacca per disperazione.

Ecco perché abbiamo più volte scritto che non potrà essere questo governo di contrari a fare riforme e che prima si vota e meglio è per tutti, il governo Draghi dovrà impostare il recovery, fare in modo che parta bene, ma poi servirà andare al voto e dare al paese un governo stabile, coeso, con un programma condiviso e non confuso e contrastato come ora, altrimenti la bolla d’ottimismo che gira diventerà certa e sicura.

Evviva l’Italia, soprattutto il pensiero democratico e liberale, che è il contrario della vergogna fascista e comunista e dell’ipocrisia cattocomunista che esiste ancora e che ci ha rovinati e depredati.

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