Luigi Brugnaro (detto Gigi) é un politico strano.

Perché lui non media: mescola.
Rosso e blu danno il fucsìa, che è il suo colore di riferimento.
Gambe corte e testa grande da sempre tengono saldo il suo baricentro, nel mentre i suoi sogni fluttuano.
Magari sulla scena politica nazionale.
Ho conosciuto di persona Luigi Brugnaro alle Scuole Superiori.
Quando lui già pensava a come evolversi da uno stato iniziale che lo aveva visto avere i natali in “campagna” (la terraferma veneziana) da un sindacalista “rosso”.
Quando noi studenti vedevamo profilarsi sullo sfondo di quel lungo viale alberato che conduceva al Liceo di Villa Belvedere un ragazzino con una bicicletta troppo grande per i suoi corti arti inferiori e che faceva fatica a spingere fino in fondo i pedali, dicevamo: “ecco ariva Brugnaro”.
E lui arrancava: ostacolato dai tanti libri che pure gli davano informazioni, ma pure riusciva a spingere fino in fondo il pedale.
Ma arrivava sempre, con la sua bici rigorosamente rossa.
Lo persi di vista per un lungo periodo.
Ma non del tutto: perché quando andavo a visitare i miei genitori in un Paese della Provincia di Venezia, non potevo mancare di notare, nella via principale e vicino a un bar, un negozio con una grande scritta.
Chiesi a mia madre: “cosa vendono lì dentro?”
Mi rispose: “lavoro”.
Erano i primi anni ’90. Bah.
Diavolo di un Gigi, da lì sei decollato per conquistare la città di Goldoni.
Non ti credeva nessuno.
Ma sei stato riconfermato con alti suffragi.
Anche qui a Roma, oggi, non crede nessuno al tuo sogno fucsìa con Toti. Chè ti ha lasciato in solitaria con il retropensiero: “vai avanti tu, ché a me vien da ridere”.
E tu non ti sei tirato indietro.
Tu non medi, mischi.
Diavolo d’un Gigi.
Qui a Roma è tutto un pó più omplicato, però…
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