È TEMPO DI RIVEDERE LE MODALITÀ DELLE PROTESTE SINDACALI

Di Lorenzo Pasinelli

Sono stati oltre cento i blocchi ai cancelli delle imprese di logistica nel sud-ovest della Lombardia negli ultimi quattro mesi. Proteste che hanno un unico filo conduttore: lavoratori del Si Cobas che si radunano davanti alle aziende che hanno in appalto i lavori della Fedex-Tnt, la quale lo scorso aprile ha chiuso lo stabilimento di Piacenza provocando la perdita del posto per 280 facchini. Si tratta di ostruzioni (comunque illegali) che vanno avanti di solito per molte ore e si traducono spesso in tensioni tra i lavoratori stessi che culminano in ingiustificabili atti di violenza, fino alla tragica morte di qualche protagonista. Sono proprio i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil a invocare il rispetto dei codici e l’astensione dall’utilizzo di “metodi militari”, come il picchetto coercitivo, sospesi tra le esigenze dei lavoratori che restano fuori e di quelli “sequestrati”, che vedono all’esterno una minaccia per l’azienda che assicura loro lo stipendio. I sindacati tutti sono quindi chiamati a adeguarsi ai tempi moderni e ripristinare un clima di imprescindibile legalità.


PNRR E PRIVATIZZAZIONI PER LA RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

Di Riccardo Briani

Nell’ambito dell’ambizioso piano di riforme introdotto dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), attenzione particolare dovrebbe essere posta sulla questione relativa alla privatizzazione delle aziende statali che, da un lato favorisca la libera concorrenza, senza ostracismi da parte delle compagnie statali stesse (vedasi Trenitalia e Italo), e dall’altro lato permetta una riduzione del debito pubblico attraverso la vendita agli imprenditori privati di imprese di cui lo stato non può e non dovrebbe permettersi il lusso di possedere. Difatti, operando in una sorta di regime di monopolio, senza alcun controllo o concorrenza, che è l’unica cosa che fa migliorare il servizio offerto al cittadino, i miliardi del PNRR rischierebbero di finir investiti in aziende senza alcun vero incentivo ad offrire servizi di qualità, indipendentemente dal settore in cui operano, limitandone di conseguenza gli effetti positivi di cui vi è bisogno per una poderosa ripresa economica.

SUICIDIO ASSISTITO – ULTIMI PROGRESSI

Di Giulio Bargellini

Eutanasia, dal greco “buona morte”, indica l’atto di lasciar morire una persona che ne abbia fatto richiesta. Nei paesi dove è legale, si può ricorrere a questa pratica solo dopo un percorso che permetta alla persona di effettuare una scelta consapevole. In Italia il suicidio assistito è legittimato (sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale), ma non praticato, mentre l’eutanasia costituisce reato. La Legge n.219/2017, entrata in vigore nel Gennaio 2018, consente in determinati casi di terminare la propria vita attraverso la sedazione profonda (eutanasia passiva). Per la prima volta dopo il caso Cappato, secondo cui l’assistenza al suicidio non costituisce reato, i giudici hanno richiesto di verificare le condizioni per permettere ad un quarantatreenne malato terminale di porre fine alla sua vita. Diverse associazioni e partiti hanno avviato nell’aprile 2021 un iter referendario che prevede una parziale abrogazione dell’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente), che vieta l’attuazione della “eutanasia attiva”. La raccolta delle 500.000 firme è partita questo 17 giugno, uniamoci per essere sempre di più.

PANDEMIA, COMPETITORS A OVEST E NEMICI AD EST

Di Fabio Gatti

La marginalizzazione del ruolo del Belpaese nei flussi economici mondiali ha origini ben precedenti alla crisi attuale, a quella finanziaria di inizio millennio ed è anzi di ben due secoli anteriore alla sua unità. Dopo i fasti rinascimentali, in cui le città italiane assunsero il ruolo di centro dei flussi finanziari e commerciali del pianeta, una combinazione tra l’ascesa di rivali orientali (l’impero ottomano), proto-rivoluzione industriale nei paesi atlantici e aumento dell’importanza degli scali nord-europei per il commercio con le americhe hanno causato, insieme alle pestilenze tra fine Cinquecento e metà Seicento, un declino mai più invertito, dell’economia italiana. La pandemia, infatti, così come la guerra, sottrae forza lavoro all’economia nazionale, e anzi ne drena le risorse. Fu così che le città italiane mollarono la presa sulle colonie del mediterraneo orientale e sui traffici commerciali europei, in favore e dei turchi e di inglesi ed olandesi. Oggi pandemia, rivoluzione tecnologica e potenze asiatiche mettono la penisola nelle condizioni di un ulteriore ridimensionamento, a meno che non si sappia affrontare il cambiamento in modo migliore dei nostri predecessori Seicenteschi.

IL TURISMO CHE RIPRENDE

Di Francesco Giandomenico

Finalmente una buona notizia: il turismo straniero in Italia è in ripresa grazie al miglioramento della pandemia e, soprattutto, alle campagne vaccinali. Un’ulteriore spinta poi potrebbe arrivare dall’introduzione del “Green Pass” che permetterebbe di muoversi liberamente al di fuori dell’Italia. I dati dell’indagine condotta dalla Banca d’Italia indicano una netta ripresa dalla fine di aprile delle presenze di viaggiatori stranieri, in particolare di quelli dai paesi UE. La pandemia, infatti, ha fatto mancare all’Italia ben 27 miliardi di entrate che arrivavano dalla spesa dei turisti stranieri nel solo 2020. Il turismo più colpito, sempre secondo i dati, è stato quello del centro Italia che puntava sul proprio patrimonio culturale. Il calo dei turisti extra Ue è direttamente collegabile alle più severe restrizioni all’ingresso e con la maggiore distanza geografica. Tra i paesi europei è cresciuto però il peso degli arrivi da quelli confinanti, ma noi abbiamo bisogno anche di tutto il resto.

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