LA  SVOLTA  POLITICA

Il vero punto di svolta nella vita di Cavour e nella natura del suo impegno, svolta figlia di una lunga e consequenziale maturazione, fu comunque, nel dicembre 1847, la fondazione del quotidiano “IL RISORGIMENTO”, insieme al liberal-cattolico Cesare Balbo, cui Cavour stesso, che ne fu il primo direttore, diede un programma di cui certo giova riportare qualche passo :  ” La nuova vita pubblica che si va rapidamente dilatando in tutte le parti dell’Italia non può non esercitare un’influenza grandissima sulle sue condizioni materiali, Il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico.  Le condizioni dei due progressi sono identiche. Le virtù cittadine, le provvide leggi che tutelano del pari ogni diritto, i buoni ordinamenti politici, indispensabili al miglioramento delle condizioni morali di una nazione, sono pure le cause precipue de’ suoi progressi economici.   Là dove non è vita pubblica, dove il sentimento nazionale è fiacco, non sarà mai industria potente. Una nazione tenuta bambina d’intelletto, cui ogni azione politica è vietata, ogni novità fatta sospetta e ciecamente contrastata, non può giungere ad alto segno di ricchezza e di potenza, quand’anche le sue leggi fossero buone, paternamente regolata la sua amministrazione [ … ]. E  proseguiva : “Questo giornale s’adoprerà con ogni suo potere a spingere e propagare questo moto di risorgimento economico. Ricercherà i fatti che possono essere utili al commercio ed all’industria agricola e fabbrile. Sapplicherà a diffondere le buone dottrine economiche, combattendo le false, figlie d’antichi pregiudizi, o pretesto a particolari interessi. Avrà cura di svolgere ogni questione che direttamente o indirettamente si riferisca alla produzione ed alla distribuzione delle ricchezze.  Il giornale non dubiterà di dichiararsi apertamente per la libertà dei cambi; ma cercherà di muovere prudente nella via di Libertà; adoprandosi acciò la transizione si effettui gradatamente e senza gravi perturbazioni. Epperò le darà quanto può efficace cooperazione, affinché tolta ogni dogana interna italiana, costituiscasi l’unità economica della penisola; consiglierà dall’altro lato un procedere continuo, ma energicamente moderato nelle riforme dei dazi che gravano i prodotti esteri.  E ancora : L‘esempio dell’Inghilterra ci stia di continuo avanti agli occhi. Impari da esso l’Italia, ora che sta accingendosi a percorrere le vie industriali, ad avere in gran pregio le sorti delle classi popolari, ad adoprarsi con sollecite cure ed incessanti al loro miglioramento. Per andare esenti dai mali che travagliano la Gran Bretagna, procuriamo di svolgere quegl’istinti benefici, i quali onorano la storia nostra passata e presente, sottoponendoli tuttavia a quelle regole scientifiche, l’osservanza delle quali è indispensabile a rendere efficaci, e veramente fruttiferi i provvedimenti diretti al sollievo delle umane miserie. Facciamo sì che tutti i nostri concittadini ricchi e poveri, i poveri più dei ricchi, partecipino ai benefici della progredita civiltà, delle crescenti ricchezze, ed avremo risoluto pacificamente, cristianamente, il gran problema sociale ch’altri pretenderebbe sciogliere con sovversioni tremende e rovine spaventose.”  Un programma di Libertà e progresso, ma con moderazione forte e ordinata, svolto nel segno del Magnanimo Re Carlo Alberto.  

E quasi inutile sottolineare l’importanza che ebbe questa storica testata per il Piemonte e per L’Italia, diede il nome a un’epoca.

 

   IL  RISORGIMENTO.  Direttore : Cavour          L’OPINIONE, di Cavour

Il giornale, costituitosi grazie ad un allentamento della censura deciso da Carlo Alberto, si schierò, già nel Gennaio del 1948 e molto più apertamente di tutti gli altri, a favore di una costituzione. E con successo.  Seguendo l’atmosfera del momento e le sue intime convinzioni, il 4 marzo 1848, Carlo Alberto promulgò lo Statuto albertino. Questa Costituzioneun po’deluse l’opinione pubblica liberale, ma non Cavour, che anzi si impegnò per una legge elettorale in una commissione presieduta da Cesare Balbo, legge che poi, in buona sostanza, rimase in vigore fino alla riforma elettorale del Regno d’Italia del 1882.  Intanto, in tutta Europa gli avvenimenti stavano precipitando e Cavour prese partito per la guerra all’Austria.  E non solo perché l’impero Asburgico era il maggior ostacolo all’indipendenza italiana, ma anche perché non voleva solo innovare, ma anche conservare, operazione che, in quella situazione drammatica, solo una personalità complessa e geniale poteva concepire e tentare di realizzare.  Con il ritorno della repubblica in Francia, la rivoluzione a Berlino e Vienna, l’insurrezione a Milano e il sollevamento patriottico in Piemonte, Cavour, temendo che il regime costituzionale potesse diventare vittima dei rivoluzionari se non avesse agito, si pose alla testa del movimento interventista incitando alla guerra contro l’Austria, perricompattare così, con l’entusiasmo, l’opinione pubblica.  Cavour non era infatti solo uomo di estrema concretezza, di calcoli raffinati, ma anche uomo d’azione, pronto, se necessario, al rischio, come dimostrerà in tante altre occasioni.  Il 23 marzo 1848, Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria. Dopo le prime vittorie di Goito e Pastrengo, la guerra non andò bene, nonostante la crisi l’Austria era ancora troppo potente per il piccolo tradizionale Piemonte e, dopo i successi, arrivarono le prime sconfitte. Cavour chiese che si risalisse ai colpevoli, militari e civili, che avevano vanificato il valore dei soldati e, contemporaneamente, maturò la convinzione che solo una riorganizzazione economica e politica dello stato e della società piemontese, unita alla ricerca di alleanze europee, avrebbe portato a buon fine l’impresa.  Occorreva, anche ai fini della guerra, una riorganizzazione in senso liberale.

1948. Le cinque giornate di Milano

 

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