di Massimo Gaggini

Il sistema politico italiano non si rigenera fino a che non si rigenera il linguaggio della politica.
Sono sempre più convinto che proporre contenuti nuovi, approccio critico alla politica, proposta politica nuova non può prescindere da uno scenario politico in cui si eliminano le posizioni spaziali storiche e le sue categorie interpretative di una società che non esiste più.
Ancora oggi nel linguaggio corrente della politica si continua a parlare di destra, sinistra, centro, innovazione e conservazione, progressisti e riformisti, come se il tempo non fosse passato.
La politica è l’attività simbolica per eccellenza, in politica il nome, il simbolo è la cosa e conseguentemente il significato delle parole che definiscono il soggetto politico rendono esplicito il nesso tra il definirsi e l’essere.
Progressisti, riformisti, nel panorama politico, non c’è nessuno che non si definisce tale eppure non c’è niente di più vago, dove c’è tutto e il suo contrario.
Il dato di fatto è che continuiamo a rimanere ingabbiati in questo contesto dove fa fatica ad emergere una forza progressista, riformista, liberale dove è il terzo aggettivo che da il senso ai primi due.
Una forza centrale, popolare, obbligatoriamente governista in grado di rappresentare la società aperta in alternativa alla società chiusa, al populismo, al sovranismo, qualunque sia l’etichetta appiccicata addosso.
Il punto centrale è definire, nel contesto globale, uscendo dalle gabbie del 900, altre discriminanti indentitarie.
È proprio lo scontro globale tra società aperta e società chiusa ha rendere palese che oggi il discrimine sta proprio tra ciò che è liberale e ciò che non lo è.
Liberalismo opposto ad illiberalismo.
Da un lato i valori fondamentali della società libera: centralità d’impresa, merito, concorrenza, eguaglianza delle opportunità, dall’altro statalismo, giustizialismo, assistenzialismo.
Chi si pone l’obiettivo di nuove declinazioni, rispetto alla società di oggi, del significato di destra e sinistra non può non riconoscere che non ci sono nuove declinazioni al di fuori del discrimine liberalismo opposto a illiberalismo.
Con Mario Draghi si è aperta una opportunità storica per rigenerare, appunto, il sistema politico italiano attraverso la costruzione di una forza politica liberale che orgogliosamente non si definisce di destra, sinistra, centro ma che aspira ad essere la forza politica del futuro in alternativa al sovranismo-populismo che non è sconfitto ne tanto meno scomparso, ma che rappresenta la cultura fondamentale della vera, nuova ideologia di destra: la democrazia illiberale.
Questo non può nascere da una semplice sommatoria dei vari cespugli o partiti fans club, ne’ tantomeno da operazioni calate dall’alto.
La storia, ed una storia perdente, è lastricata di operazioni simili che non hanno mai prodotto un’ alternativa politica concreta e credibile.
Davanti a noi abbiamo due passaggi fondamentali
Il primo è quello, con Mario Draghi, in continuità con la sua azione politica, di definire una proposta politica, per le elezioni politiche, rappresentata da un Polo riformista, liberaldemocratico, ispirato al liberalismo, che dia il senso di una operazione non contingente.
Il secondo è quello di ricostruire all’interno del Polo il partito liberale, un centro motore in grado di interpretare e quindi rappresentare le istanze della società aperta e fornire al paese una nuova leadership, una nuova classe dirigente fondata sulla competenza e merito, rappresentativa delle istanze dei territori.
I due passaggi non possono essere scissi.
Il compito oggi del PLI è quello di essere sempre più il soggetto federatore di questo duplice processo, consapevole che non saranno processi facili ma che proprio in ragione anche della sua storia è l’unico soggetto in grado di svolgere questo ruolo, davanti ad una latitanza dei tanti “liberali” che è anche imbarazzante.
Questo compito lo possiamo svolgere se da un lato ci poniamo l’obbiettivo di ricostruire nei territori una presenza organizzata e dall’altro di scongiurare mire annessionistiche che andrebbero ad indebolire il nostro ruolo.

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