Sta per essere abbattuto l’ultimo tabù politico dell’era Covid-19. L’oggetto più iconico dell’emergenza sanitaria, che ha garantito e sta garantendo enormi affari incontrollati, potrebbe presto diventare solo un antipatico ricordo. La mascherina è stata ritenuta utile a prevenire il contagio ma se realmente fosse stato così i casi sarebbero dovuti essere innumerevolmente più bassi, invece i dati raccontano tutt’altro. Pertanto delle due l’una: o qualcuno ha raccontato frottole, oppure la mascherina non ha svolto al meglio la sua funzione. In Italia è stata resa obbligatoria anche all’aperto con sanzioni elevatissime per i pericolosi trasgressori. In particolare durante la prima fase dell’emergenza le multe sono fioccate in maniera copiosa e spesso intimidatoria.

Di certo ottima per proteggere dalla polvere e dal pulviscolo senza dubbio non utile per contrastare le irrimediabilmente microscopiche particelle virali capaci di diffondersi proprio grazie alla loro impercettibilità. Ma si sa che le presunte verità narrate con fare ridondante ed enfatizzante hanno sotteso e stanno ancora sottendendo l’arco temporale di questo anno e mezzo anche grazie ad una evidente complicità mediatica allineata al “P.U.D.” (Pensiero Unico Dominante). Tra pochi giorni, quindi, all’aperto non sarà per fortuna più obbligatorio il suo utilizzo sebbene chi lo vorrà potrà continuare ad indossarla nella beata (e beota?) inconsapevolezza circa la sua presunta utilità. Per molti essa ha svolto e svolge un ruolo di forte fascinazione con potenziali risvolti negativi per la psiche: l’abitudine a coprirsi il volto non è mai stata adottata dal mondo occidentale che per tradizione associa l’uso delle maschere al Carnevale o ad episodi di natura delinquenziale.

Secondo studi recenti essa ha per lo più risvolti irrazionali atti a stimolare comportamenti di allerta e di diffidenza nei confronti degli altri potenziando l’effetto del distanziamento interpersonale che già di per sé è una forma di prevenzione dal contagio. In giro per l’Europa ogni Stato ha fatto di testa propria a dimostrazione che la linea di condotta sanitaria è stata piegata ad interessi e voleri politici e che la scienza in questo caso specifico ha svolto un ruolo molto marginale. Il Belpaese ha fatto della rigidità insensata la propria linea di condotta elevando il castrante pezzo di stoffa a salvifico strumento di protezione dal virus. L’arrivo dell’estate, così come un anno fa, annuncia maggiore libertà: l’afa, il caldo soffocante, l’assenza di vento tutti elementi che confliggono con l’uso della mascherina. L’Italia è in zona bianca aspetto che ha comportato l’annullamento delle bislacche restrizioni.

All’orizzonte una ritrovata normalità capace di farsi avanti in maniera graduale, ma progressiva sebbene per giustificare la probabile proroga dello stato d’emergenza già draghescamente annunciato i media stanno molto spingendo nel rendere popolare la cosiddetta variante Delta. Il trentuno luglio non è poi così lontano e Palazzo Chigi sta preparando il terreno per creare i presupposti utili per prolungare un provvedimento emergenziale in essere da diciotto mesi. Non è detto, inoltre, che dopo le amministrative di ottobre non si possa nuovamente tornare allo stucchevole giochino dei colori con limitazioni delle libertà al seguito, mascherina compresa. Vanno pertanto ancora acquistate per gelosamente conservarle al fine di un probabile utilizzo nell’immediato futuro.

Intanto, però, via la maschera anzi la mascherina ma solo all’aperto: è quanto stabilito dal governo ascoltato il parere degli scienziati dell’ormai famoso CTS (Comitato Tecnico Scientifico). Anche nell’antichità gli oracoli venivano sempre ascoltati.

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