Dovremmo sempre saper cogliere dalla vita e pure dalla politica i lati divertenti.
Ma non troppo: ché sennó rimani prigioniero dentro la gabbia da cui non riuscirai a uscire se non dopo lustri e con molti dolori.
Prendiamo ad esempio la parabola ascendente e discendente di Beppe Grillo, del M5S e pure le alterne vicende di “Cíùseppi” Conte.
Avvocato professionista irpino già romanizzato, quest’ultimo, che venne chiamato -nottetempo- a prendere  possesso del piano nobile a Palazzo Chigi.
Egli pure riuscì -a mó di Fregoli- a guidare due esecutivi tutt’affatto  opposti in quanto a prospettiva.
Ricordiamolo questo fatto.
Teniamo in mente un’altra cosa.
Qualora tu non abbia un Portolano che ti tracci la rotta e neppure la bussola per poter guardare più in là del sempre identico e monotono orizzonte, ti può accadere l’imprevisto.
In mare e nella vita.
Giuseppe Conte fu invocato a gran voce dopo le elezioni politiche del 2018.
Avevano scassato tutto gli italiani, anche quella volta.
Si doveva pur comporre un governo anche se con quella sorta di “descamisados” che il vezzo del comico genovese era riuscito con il solito grande tumulto di popolo (“cambiamo tutto”, “a casa i ladri”, “togliamo ai miracolati il vitalizio”) a far sedere in Palamento.
Non è inusuale che l’Italia abbia  memoria corta: per ricordare gli impegni “d’onore” che quei politici  presero in Campagna elettorale.
Però le immagini sí, la inchiodano.
Come dimenticare quell’apriscatole posto, a mó di dissacrazione, sullo scranno del Presidente della Camera, da qualche sbarbato e infante guascone tra lo sconcerto dei Commessi in gran divisa?
Ché si stavano scapicollando per far sembrare un pó in ordine l’Aula già soffocata tra il puzzo di sudore enfatico adolescenziale che stava aleggiando per tutto l’Emiciclo?
Già, perchè l’aria che si respirava quel giorno era il sublimato tra l’orgasmo della Rivoluzione francese e il primo giorno di scuola di Giamburrasca.
Promesse, lazzi, scherzi giovanili e pure battute a gogò per gli estasiati giornalisti che riempivano pagine su pagine.
Non si potevano fare i gavettoni alla Camera, sennò…
Il popolo sovrano aveva del tutto surclassato la lurida  “casta”, da scudisciare senza pietà.
Ma dov’era quest’ultima?
O nelle Case di Riposo o del tutto fuori da quelle stanze, ché solo di recente sono state rese accessibili (non del tutto però) ai disabili.
Dilettanti allo sbaraglio, insomma.
Due governi, dal 2018, sono state le creature di Conte.
Che hanno scassato ancor di più questo Paese, già martirizzato di suo da un eccesso di spesa pubblica illiberale e di sapore comunista sui cui eccessi ci siamo già soffermati sabato scorso.
Conte è stato, per fortuna, sostituito da Mario Draghi: posto che in Europa mica potevamo farci vedere con i… sandali di certo Rocco Casalino!
Non ci avrebbero neppure fatto entrare.
Conte, da quando è stato sostituito, si è illuso di tenere saldo in mano il giocattolo di Beppe.
Ma non si rendeva conto, il Tapino, che tutto quel caravanserraglio è stato costruito interamente ad immagine e somiglianza del genovese.
Mica poteva andarci, in Irpinia.
Deve ancora capire, l’ex-Presidente, che quel castello è stato ideato  per “arrotondare” i pochi incassi da borderò che il comico  aveva da una carriera di fatto bloccata.
Tutto il resto è cronaca.
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