Filosofia del volto

Senza più mascherine ci sentiremo liberi non solo di respirare ma di essere noi, di mostrare il nostro volto e di poter di nuovo osservarci. Secondo il filosofo Lévinas, il volto è la manifestazione della trascendenza dell’Altro, l’Altro si impone al di là del contesto fisico e sociale. In parole povere l’Altro esiste malgrado Noi e la nostra volontà di riconoscerlo. La maschera ci protegge dal virus ma anche da ciò che siamo, gli altri non ci vedono fino in fondo e di conseguenza possiamo essere altro da noi, possiamo fingere, mentire, fare le boccacce perché il nostro vero volto non è visibile per intero. Già il buon Pirandello ci aveva avvertito con la sua poetica della maschera quanto essa fosse simbolo della spersonalizzazione e della frantumazione dell’io, un modo per adattarci al contesto sociale, una maniera di rinunciare per farci accettare da una società che spinge all’omologazione.

Noi umani del terzo millennio pandemico abbiamo dovuto per decreto mascheraci, il virus non sarebbe entrato in contatto con noi se quel pezzo di stoffa salvifica, fino a poco prima in uso tra le corsie d’ospedale e nelle sale operatorie, ci avesse coperto naso bocca e guance. Ci siamo adeguati, lo abbiamo fatto per paura prima che per obbedienza, abbiamo rinunciato a mostrarci in cambio della promessa di protezione, ma cosa ha creato ciò nel nostro intimo? Una maggiore abitudine a nasconderci? A fingere? Può darsi. Certamente ora che tutto sta diventando insopportabile e la voglia di libertà esplode anche in chi è meno giovane e poco incline alla ribellione, toglierci la maschera assume un significato profondo e legato alla nostra intima essenza di esseri umani. Abbiamo bisogno, una necessità atavica, di ritornare ad esistere fino in fondo. E tutto ciò lo metterà in atto Mario Draghi che dopo averci salvati dal disastro politico-economico diventerà il simbolo della nostra riconquistata soggettività. Ritorneremo ad essere individui contrapposti ad una alterità, ad un Altro diverso da Noi e con il volto finalmente libero.

Se vorremo nasconderci sarà una scelta, così deve essere, come fu quella del grande filosofo Renato Cartesio che, dopo una vita con la maschera, lui stesso scrisse nei Pensieri privati di mostrarsi mascherato in società, volle sulla sua tomba un epitaffio in latino molto eloquente: “Bene vixit, qui bene latuit, (bene visse chi bene seppe celarsi)”.

Tutta un’altra storia rispetto al virus, ma il significato simbolico è identico.

Maria Giovanna Farina, filosofa

Pubblicato su Il mattino di Foggia, 22 giugno 2021

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