Una coalizione tutt’affatto che  coesa e sintonica tra la sua anima PPE e quella di estrema destra europea sovranista, sulle grandi contese di principio (valore della persona, senso della famiglia, politiche previdenziali e fiscali) miracolosamente si ritrova in una ottima sintonia con l’Italia dei moderati, la parte maggioritaria del Paese.   Non va sottovalutato ciò.
LGBT è il movimento di liberazione omosessuale (Lesbica, Gay, Bisessuale e Transgender) che ama esibirsi in maniera alquanto… “originale” per le strade e in tutte le piazze del mondo.
Che ama, in una parola, segnare in maniera colorita la propria diversità dagli altri.  Fin qui nulla di strano.
Sono un pó estrose, è vero, queste manifestazioni che creano spesso sconcerto presso le pubbliche opinioni: che pensano  di essere tornate a Viareggio nel pieno del Carnevale e magari siamo a luglio.
Ora pare a noi che stia andando un po’ più in là questo movimento: di fatto monopolizzando pure le sensibilità  emotive e normative dei Parlamenti.
In più collocando alcuni (i buoni) da una parte e gli altri (i cattivi) sul versante opposto.
Invece non dovrebbe essere così.
Perché tutti noi ci sforziamo al meglio di ampliare gli spazi di libertà e di tutela per le categorie maggiormente esposte e di fatto minoritarie.
Ma quando il gioco volutamente viene esteso -in più non mancando di tracciare nuovi confini al… “reato d’opinione”-,  fino a incidere sulle regole dell’usuale pensiero ed educazione civici, le cose diventano complicate assai.
C’è stato solo un politico che in circa tre decenni ha tentato in ogni modo di cambiare il maggioritario, di fatto sparigliando l’ineluttabile china bipolare: cercando in ogni modo di costruire un confronto meno divisivo.
Matteo Renzi ha calato più assi, delineando un cammino che pure  riuscì -quando egli fu a Capo del governo- a portare il suo PD oltre l’asticella del 40% del consenso.
Poi ci fu Zingaretti corteggiatore del M5S: che riuscì inverare non solo nella Regione Lazio ma anche (con il governo Conte2) nel Paese, il suo sogno restauratore di una #sinistradoc., impermeabile a tutto e a tutti.
I due magneti di sinistra di fatto  isolati nella pubblica opinione si stavano scaricando nei consensi popolari: quando venne formato il governo Draghi.
Che sembra riuscire a ricaricare gli stessi ancora con più energia.
E allora ecco ripartire i giochi divisivi sulle questioni identitarie.
Oggi sembra che Enrico Letta, che nella Prima Repubblica era il “bravo ragazzo” (molto stimato dal Professor Nino Andreatta che fece in modo di lasciargli pure la sede AREL, finitíma a Palazzo Madama), voglia togliersi qualche giovanile frustrazione di sinistra,  rialzando la bandiera LGBT.
Nonostante una discreta possibilità al confronto da parte delle forze sensibili al tema, egli pare voglia fare della questione “LGBT” una sorta di…. Fort Alamo per tutti gli irriducibili della sinistra estrema.
Al motto che “é meglio il massacro dei soldati che le intese a destra”.
Così egli sta rigettando tutti i segnali della Chiesa e pure il calumet della pace che gli ha offerto l’altra gamba del governo Draghi.
Una domanda ci sorge spontanea: non è che Enrico sia rimasto troppo esposto ai raggi solari in Francia?
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