I prof bocciano il vaccino. Almeno è questo, per ora, il quadro che si presenta agli occhi del Commissario per l’emergenza sanitaria Covid-19. I primi dati parziali comunicano che oltre 200mila docenti non si sarebbero ancora sottoposti alla inoculazione del farmaco sperimentale. Non si sa però se il numero è destinato a crescere visto che non è stato specificato se il calcolo è stato effettuato tenendo conto anche dei supplenti e del vasto mondo dei precari. Sullo sfondo il fatto che la vaccinazione è su base volontaria, sacrosanto criterio che qualcuno vorrebbe mettere in discussione. Alla ripresa settembrina le attività didattiche potrebbero quindi subire un rallentamento. In forse l’inizio regolare delle lezioni in presenza nonostante le stesse si siano svolte, sebbene a singhiozzo, sia nel 2020 che nel 2021 in assenza dei vaccini ma nel rispetto dei protocolli ministeriali già in essere: igienizzazione delle mani, distanziamento interpersonale e mascherine. Aspetto sostanziale che smonta totalmente alcune posizioni oltranziste in questi giorni emerse volte a voler sanzionare gli insegnanti free-vax.
Senza troppi inutili giri di parole delle due l’una: o la politica, talvolta blaterante, si assume le responsabilità civili e penali derivanti da una legge che renda il vaccino obbligatorio, oppure deve inventarsi dei meccanismi  incentivanti tesi a stimolare la vaccinazione. La coperta è corta e la via d’uscita sembra essere irta di ostacoli alla luce dell’attuale vuoto normativo ma anche delle aspettative maturate troppo frettolosamente da parte di chi attraverso una narrazione iperbolica ha immaginato di poter raggiungere in breve tempo la cosiddetta immunità di gregge. Ai ritmi attuali forse potrà essere ottenuta nella primavera del 2022 quando il virus sarà un ricordo sbiadito. A supportare questa lettura il fatto che solo il trentatrè per cento degli italiani risulta completamente immunizzato, infatti la stragrande maggioranza dei cittadini non si è ancora sottoposta alla doppia iniezione. Milioni, poi, gli over 60 che hanno deciso di evitare la somministrazione: per costoro il governo dei sedicenti migliori potrebbe pensare ad un provvedimento atto a stimolarli elargendo magari un contributo in danaro (duecento euro da ricevere all’atto della seconda dose attraverso una carta di credito prepagata). Si tratta di una strada che potrebbe essere percorsa per coinvolgere i disinteressati e gli scettici. Certo si tratterebbe di una scelta molto costosa per le esangui casse statali e non equa nei confronti di chi ha deciso di vaccinarsi senza porsi tanti interrogativi. Sarebbe infine auspicabile dare vita ad un’operazione verità circa la posizione vaccinale di parlamentari, membri dell’esecutivo ma anche di consiglieri regionali e comunali. Quanti di essi si sono sottoposti alla doppia iniezione? Probabilmente molto meno del cinquanta per cento. Le (presunte) trasmissioni giornalistiche di inchiesta potrebbero svelarlo portando alla luce tanta diffusa ipocrisia che aleggia pelosa nelle stanze delle istituzioni.
In questo contesto sembra diventata tabù la questione legata alle cure, fatto ovviamente non casuale. Nessuno ne parla, nessuno ne discute compresi ovviamente i virolgi-opinionisti, nuove starlette della TV generalista, assoldati in servizio permanente effettivo da registi e conduttori dei talk show. Se in questo anno e mezzo fossero state sviluppate delle valide terapie gli Stati della Ue avrebbero acquistato miliardi di dosi garantendo lauti e spropositati guadagni alle case farmaceutiche? La domanda è retorica e la risposta banale. Ma tant’è.
279
CONDIVIDI