TERRORISMO: L’ISIS MINACCIA L’ITALIA

Di Giulia Pantaleo

Sui canali digitali di propaganda jihadista è apparso un lungo testo di al-Naba, la rivista ufficiale dell’Isis, in cui viene preso in rassegna il discorso pronunciato da Di Maio al vertice anti-Daesh di Roma, organizzato da Italia e Stati Uniti. Nel testo si ripete che “lo Stato islamico prenderà Roma”. Le minacce all’Italia riportate da al-Daba, organo propagandistico del Daesh, non rappresentano una novità, ma vengono attentamente vagliate dalla nostra intelligence (questa la speranza). Da un lato, potrebbero aumentare il livello di rischio per i connazionali e per gli interessi italiani che si trovano nelle aree dove agiscono gli estremisti dell’Isis e, dall’altro, potrebbero ‘attivare’ qualche lupo solitario presente nel nostro Paese, desideroso di guadagnarsi il rispetto del mondo jihadista. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, esprime pieno sostegno al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Solidarietà al ministro degli Esteri anche da molti esponenti della politica e del governo: da Letta a Salvini e Meloni, da Lamorgese (Interno) a Speranza (Salute) e Orlando (Lavoro). Il presidente Ucoii a Di Maio: “Noi al fianco dell’Italia nella lotta a Isis”. “Condanniamo le minacce contro l’Italia e Luigi Di Maio”: così, su twitter, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Anthony Blinken. Anche la Gioventù Liberale Italiana esprime la sua solidarietà al Ministro Di Maio. Non va trascurato però che Roma è ancora nella lista dei principali bersagli dei mujahidin. Per questa ragione è necessario che il governo resti saldamente impegnato nel contrasto al terrorismo.

 

ECCO COME LA FINALE INGHILTERRA – ITALIA AFFONDERÀ O GONFIERÀ I VOSTRI PORTAFOGLI

Di Alberto Alberti

Questa domenica, due nazioni molto differenti si affronteranno nella finale dell’Europeo. Gli azzurri, che hanno volato con stile e sicurezza per tutto il torneo, affronteranno l’Inghilterra del “It’s Coming Home” in cerca del loro primo successo in 55 anni. Una cosa è certa: ci saranno conseguenze economiche. Per i vincitori, basandosi su dati storici sull’Europeo, una vittoria spingerebbe in alto il settore dell’ospitalità e il mercato azionario. Ma quanto può durare questo effetto? Guardando alle recenti vittorie di Spagna e Grecia nel torneo le borse nazionali hanno over performato rispetto all’indice STOXX 600, la Grecia in particolare per più del 20% nei 6 mesi successivi alla sua vittoria. Secondo un report di Goldman Sachs del 2014 la vittoria ai Mondiali racconta una simile storia: ogni vincitore del torneo dal 1974 ha visto i propri mercati over performare la media mondiale. Il problema è che è un effetto temporaneo destinato a invertirsi rapidamente: i vincitori over performano del 3.5% nel primo mese, per portarsi a livelli medi entro tre mesj e infine per under performare almeno del 4% entro la fine dell’anno. Questo spiega le scarse performance economiche ottenute da Italia e Inghilterra dopo le loro ultime vittoria al Mondiale. Ma, in tempo di pandemia, l’outcome non risulta di così facile previsione. Certo è che, anche se il mercato non si comporterà esattamente come previsto, ci sarà quantomeno un aumento dei consumi. Bar e ristoranti vedranno un aumento di prensenze nel weekend del torneo. Inoltre si sta già verificando un rimbalzo positivo della fiducia dei consumatori grazie al torneo; infatti si stima che una vittoria dell’Italia porterebbe ad un aumento dello 0.7% del PIL nazionale.

 

GIGANTI TASSATI

Di Luca Degiorgis

Durante una riunione che si è tenuta sabato a Venezia, i ministri delle finanze degli Stati del G20, gruppo che riunisce i 20 Paesi più sviluppati nel mondo, hanno deciso di approvare una imposta con tasso minimo al 15% nei confronti delle grandi multinazionali. L’accordo, definito storico da più parti, potrebbe generare un guadagno di 150 miliardi e ridurre così anche l’elusione fiscale da parte dei grandi colossi. L’accordo definitivo dovrebbe essere approvato a Roma, quando ci sarà il prossimo incontro ad ottobre. Dovrebbe prevedere una distribuzione più equa dei proventi tra i paesi e imporre una aliquota minima globale al 15% sui profitti delle imprese con ricavi globali di almeno 20 miliardi l’anno. Questo accordo sancisce un lotta comune ai grandi evasori multinazionali, che si rifugiano tra paradisi fiscali e sedi legali dove la tassazione è molto bassa, proprio per eludere il fisco e pagare meno imposte ai governi nazionali. È un piccolo ma significativo passo per tentare di arginare questi colossi che sembrano divorare qualsiasi cosa stia loro attorno.

 

ORSO E DRAGONE: MATRIMONIO PERFETTO?

Di Gabriele Volpi

Uno degli aspetti più caratterizzanti nella storia geopolitica di questo decennio è sicuramente l’avvicinamento strategico tra Cina e Russia, in funzione anti-americana. Tale intesa, formalizzata dalla recente intesa cordiale firmata tra le due parti, apre molte possibili prospettive nelle relazioni che regoleranno l’intero globo negli anni a venire. Sono però molti i motivi di possibile discordia, allo stesso tempo, che potrebbero rendere non così semplice la convivenza. A cominciare dalle alleanze (la Russia è un grande partner dell’India, storico avversaria della Cina) fino agli eventuali rapporti di forza (l’asse sarebbe molto sbilanciato verso Pechino, questo Mosca lo sa e non le aggrada), molti sono i punti che le potenze dovrebbero risolvere (l’incontro tra Putin e Biden è stato anche un’ammonizione per il possibile futuro partner). Sicuramente tutto il mondo, a cominciare dagli attori occidentali, osserva molto attentamente in cosa si tradurrà nel concreto.

 

IT’S COMING… TO AN END?

Di Pietro Mazzeri

Si avvicina sempre più il freedom Day dall’altra parte della manica. Il solito Boris Johnson con la scommessa della vita: nonostante la crescita dei casi – anche oggi a quattro zeri, nonostante le varianti, nonostante le avvisaglie dell’ennesima ondata, la misura è colma. Bye bye face masks, bye bye restrizioni. Sembra veramente l’uscita del tunnel ed il ritorno ad una vita pressoché normale, grazie alla copertura data dalla vaccinazione di massa. Il vero rischio calcolato dopo un anno e mezzo di inferno, soppesando pro e contro, soppesando anche un delicatissimo equilibrio politico avvelenato da indiscrezioni, dichiarazioni e scandali che però non sembrano scalfire la corazza dell’uomo del destino, di Boris Johnson, che ha deciso di imbracciare le armi contro il mare delle avversità. Con il resto d’Europa a guardare.

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