Il tema introdotto dall’Europa con il Green Pass è troppo attuale per non trattarlo.
Con il Decreto Legge del 23.07.2021 n. 105 si sono previsti (e si tentano di fare) dei chiari atti illiberali.
In primo luogo, senza parametri scientifici verificabili e verificati si spostata la data di scadenza dello stato d’emergenza al 31.12.2021. Fatto gravissimo perché lo stato d’emergenza sta durando da mesi nonostante il variare d’incidenza del COVID 19 e rappresenta la giustificazione per atti che incidono pesantemente nella vita dei cittadini. In secondo luogo, vi è una normazione (alquanto discutibile) sul Green Pass che è un atto “burocratico” che da la possibilità ai soggetti di svolgere in socialità alcune attività.
Nasce spontanea una domanda: se non c’è, come in effetti non c’è, un obbligo vaccinale, come è possibile ipotizzare un obbligo di munirsi di Green Pass?
In assenza di obbligo vaccinale al 100% della popolazione che non può esserci senza una forzatura della Carta Costituzionale appare ovvio che non è possibile pretendere che un atto amministrativo certifichi la sanità del soggetto.
L’atto amministrativo è, per sua natura, successivo rispetto all’atto medico che è quello di sottoporsi al vaccino che non può che essere volontario.

La Carta Costituzionale e le leggi dello Stato vietano ogni atto medico non volontario e non fondato sul consenso del paziente/cittadino.
In verità, vi sono delle eccezioni che, però, non si attagliano al caso concreto: a) la pericolosità del soggetto (come per motivi psichiatrici); b) la comprovata malattia contagiosa (che deve essere accertata e non ipotetica).
Quindi, prevedere per legge che a certi eventi sociali possano entrare solo soggetti con il Green Pass è, profondamente, illiberale e discriminatorio. Senza contare altri aspetti non da poco:
a) le informazioni sulla salute del soggetto sono dati sensibili e non
possono essere verificate (e conservate) da chiunque;
b) i soggetti accertatori non possono certo essere gli esercenti di Bar,
Ristoranti ecc. ecc.;
c) la non vaccinazione non implica una situazione patologica del soggetto
e, quindi, la sua esclusione è atto discriminatorio.
Quindi, dovendo ricapitolare, in un Paese dove non c’è (e non può esserci) un obbligo vaccinale, si escogita una CARD che si può dare solo a chi ha completato l’iter vaccinale (con le due dosi).
Attenzione, non a tutti i vaccinati, ma solo a quelli che si sono vaccinati da poco; infatti, se il vaccino è troppo risalente il Green Pass non può essere concesso.
Questo perché, come è noto, i vaccini hanno un loro peridio di operatività e scadono di efficacia.
Ergo, non a tutti i vaccinati sarà consegnato il Green Pass.

Il Green Pass, viste le condizioni di base e la mancanza di obbligo vaccinale, è un atto che finisce per discriminare tra i cittadini in base alle loro scelte personali di vita e di cure. Ciò è illiberale e, soprattutto, illogico e non serve alla prevenzione che invece è il fine principale.
Ma vi è di più!
Quali ragioni non hanno fatto si che le cure anti-Covid 19 abbiano preso piede e siano state studiate?
Come mai le monoclonali (per esempio) non sono state sovvenzionate o non lo sono state in modo adeguato?
Inoltre, se veramente non si vuole discriminare, si deve fare in modo che il soggetto sano che non intende vaccinarsi sia sottoposto a controllo 24- 48 ore prima dell’evento e possa entrare con queste precauzioni. Altrimenti, si creano appositamente soggetti di serie A e di serie B e questo non è accettabile.
Vi sono almeno altri due profili che meritano attenzione.
Il primo è relativo al fatto che i tamponi devono essere gratuiti come il vaccino poiché altrimenti si crea discriminazione sulla base di una scelta individuale, personale e medica.
Il secondo è che anche i soggetti vaccinati possono contrarre di nuovo il Covid 19, magari sotto forma di varianti, ed essere portatori del virus e quindi ciò inficia tutto il ragionamento basato sul Green Pass.
Quello che non è accettabile è che un soggetto sano sia considerato “untore” per il solo fatto che non si sia vaccinato.

Il vaccinarsi è e deve essere un atto personale e proveniente da una scelta personale e non obbligatoria, quindi, non può essere mai fonte di discriminazione.
La libertà è e deve essere un principio assoluto e non una bandiera da esporre ogni tanto.

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