Il buon Nietzsche, uno dei miei filosofi preferiti, un genio, uno che aveva capito tutto. Arrivo a comprendere le parole del pensatore tedesco, di quell’eredità culturale che ci aveva voluto lasciare ma che era stato considerato come “pazzo” dai suoi contemporanei. In primis la morte dell’Occidente potrebbe essere imputabile alla decadenza dei valori della civiltà umana che tutt’ora si stanno realizzando con l’avanzare della globalizzazione e della mondializzazione dei costumi, dell’economia, delle identità e in certi casi dello stesso linguaggio. Siamo nient’altro che nella fase più becera del capitalismo, prodotti commerciali, questo siamo, la comunicazione è il marketing dove noi stessi appariamo nelle vetrine dei social networks come oggetti nell’ottica di raggiungere quegli indici di gradimento utilizzati dalle stesse aziende per la vendita degli stessi oggetti che consumiamo abitualmente. Non siamo più noi forse che consumiamo, ma gli oggetti che ci usano per poter raggiungere determinati standard, una fase di questa società che potrebbe essere definita come capitalismo trans-umanista, non tanto per le teorie del complotto tramesse da vari siti web di estrema destra o delle sinistre nazionaliste e para-costituzionali ma per via del fatto che è innegabile che l’uomo ha perso il suo significato nella realtà, non abbiamo più l’egemonia nella natura, ma è la stessa natura che sta utilizzando il sistema creato da noi stesso per distruggerci definitivamente. Dio è morto, forse con questa frase Nietzsche non intendeva discutere nemmeno la decadenza del mondo occidentale ( o almeno in generale) ma la distruzione totale di quel sistema che l’uomo ha prodotto in millenni di storia.

La religione è il primo tassello, non a caso Dio è rappresentato come uomo, e se lui è defunto anche noi lo siamo, solamente che il tedesco lo aveva dichiarato apertamente quasi duecento anni prima. Inoltre per quanto lui stesso non era molto prestante, aveva compreso uno dei principi fondamentali che sarebbe divenuta la massima filosofica più adeguata dagli anni 2000 in poi. La vita terrena è tutto, dopodiché tutto scomparirà e noi non esisteremo più, un destino a cui tutti noi siamo inesorabilmente legati senza speranze. La vita fisica, il piacere sessuale e la libidine sono gli istinti che dovrebbero prosperare nell’animo umano mentre con l’aumentare del progresso scientifico siamo arrivati alla costituzione di un mondo tecnicamente più agevole ma sempre produttore di maggiori distorsioni cognitive. Nessuno pensa più a vivere, aumentano i tassi di suicidio fra i giovani ragazzi e le ragazze, sono stati costruiti dei parametri di discriminazione che conducono non solo singoli individui ma intere famiglie allo sfacelo civile, sociale ed economico. Gli spazi cognitivi sono stravolti, abbiamo probabilmente perso ogni cosà. La riconquista della nostra identità sarà un processo della natura per riappropriarsi di sé stessa, oppure verrà data all’uomo una seconda possibilità?

Considerando l’emergenza sanitaria dovuta al Sars-Cov-2 come una sorta di nichilismo dovuto agli eccessi del capitalismo trans-umanista e per questo è necessario un “Great Reset” (Davos docet) per rindirizzare tutto verso la direzione di una via politica corretta come ad esempio un ritorno ad una decrescita felice in opposizione al consumismo strabordante. Allora forse si avrà un Oltreuomo ma il sistema di riferimento dovrà essere differente rispetto al quale siamo inseriti ora.

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

 

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