La locuzione Mors tua, vita meaè scritta in latino e sembra avere l’icasticità di un detto romano ma in realtà è accertato che sia di origine medievale e di ispirazione cattolica, soprattutto per il  tono drammatico della sequenza verbale, che è tipico del terrorismo psicologico religioso (nato, però, sin dai tempi dell’Antico Testamento).

In realtà, il suo significato, molto duro, esprime una necessità dell’istinto, assolutamente naturale, nel mondo degli esseri viventi (animali e umani) di dare la morte ad altri se essi mettono a rischio la nostra vita.

E’, in buona sostanza, il ruvido fondamento, in diritto, della “legittima difesa”.

Il motto è niente altro che un’app. (si direbbe così oggi) estensiva della legge del taglione che risale al concetto ebraico dell’occhio per occhio, dente per dente,espresso nel libro del Levitico della “Bibbia”, detta dai credenti  “Sacra”.

Naturalmente, la locuzione, nel corso dei secoli,  è stata talvolta stemperata nella sua interpretazione più rigorosa, sino a comprendervi ogni necessità opportunistica di vincere, nei confronti di altri una competizione di qualsivoglia natura. L’ipocrisia dei “buonisti di professione”, uomini di asserita e ipocrita bontà anche se  di sostanziale e riconoscibile cattiva volontà, ha, in altre parole, tentato di circondare di mille arzigogoli e di speciosi “distinguo” il significato originario del motto , ampliandolo sino a comprendervi ipotesi diverse da quelle dello stato di necessità di salvare la propria vita.

Esplicito e diretto, tra gli “edulcoratori” del motto, si era posto Platone che, pur platealmente e pubblicamente accusato dall’ebreo Aristobulo  di avere spudoratamente plagiato il pensiero di Mosè, da filosofo inventore dell’idea=uguale realtà, aveva immaginato che il motto potesse rappresentare anche solo l’esigenza di ammazzare le idee altrui per consentire alle proprie di vivere. Convinto della natura trascendente, immateriale e universale della propria intuizione filosofica, il filosofo ateniese aveva creato l’Accademia che, con le maldicenze aneddotiche dei suoi docenti, aveva contribuito a distruggere  tutta la filosofia pre-socratica. I discepoli del Maestro l’avevano fatto, ridicolizzando, con raccontini ameni, Diogene, Zenone, Epicuro e via discorrendo.

Altre volte, invece, la portata del motto è stata ulteriormente inasprita.

Un santo della Chiesa di Roma, il gesuita Ignazio de Loyola, ha avuto  il coraggio di  affermare, dopo secoli di sterminio da parte dei monoteisti mediorientali (sia ebrei, sia cristiani, sia islamici) degli infedeli (altrimenti detti pagani o gentili), che per “vita” si doveva intendere anche solo quella dell’anima (rectius: dello spirito) e  che un’occisione (id est: la privazione della vita altrui) era “santa”, quindi, più che giustificata, apprezzata in excelsis , se si ammazzava un nemico del “proprio” Dio che contrastava, anche solo a parole,  le proprie “credenze”.

Inoltre: i seguaci platonici dell’Idealismo tedesco di fine ottocento e più di ogni altro Hegel, avevano ripristinato la crudezza del motto e teorizzato la necessità di mettere a morte non solo l’idea ma anche l’essenza fisica di coloro che si opponevano alle due filosofie politiche da essi generate: il nazi-fascismo e il socialcomunismo (peraltro in atroce conflitto anche tra di loro, come si conviene tra membri della stessa famiglia).

Conclusione e morale della favola:

Ho usato il passato ma il panorama dei cultori più oltranzisti e feroci del motto Mors tua, vita mea, sono tuttora presenti sulla scena politica e sociale mondiale. Vi invito alla prova.

Se alla prima riunione conviviale e/o salottiera cercherete, magari con la lanterna simile a quella di Diogene, e troverete ancora più  individui che non siano religiosi appartenenti a uno dei tre monoteismi mediorientali (ebreo, cristiano o maomettano) o politici di tendenza, che non siano, in modo alternativo,  fascisti o socialcomunisti, o combinato “fascio-comunisti” (data la comune paternità), ritornate a casa contenti. Per i vostri discendenti vi sarà un futuro migliore del vostro, perché avranno la possibilità di tenere aperti gli occhi che voi avete voluto mantenere chiusi.

Se ne troverete soltanto uno: augurategli lunga vita e tante, tante pagine di scrittura e di oratoria. E’ l’ unica speranza di salvezza per i vostri discendenti, sempre che, dato il clima culturale e politico di odio diffuso in cui siete vissuti, vi importi ancora  qualcosa di loro!

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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