Il concetto di  libertà è il più arduo da definire e da depurare, soprattutto, da aspetti chiaramente contraddittori. Non a caso, la sua prima,  più compiuta e più soddisfacente  elaborazione è avvenuta nel mondo greco-romano (il “meraviglioso antico” leopardiano) che però conosceva e praticava anche la schiavitù. L’analisi storica conferma questo assunto corroboradolo  con i dotti studi di Mommsen e di Gibbon. L’idea di libertà nacque, cioè,  nella grande civiltà creatrice di monumemti come il Partenone e il Colosseo, organizzatrice della polise  creatrice del diritto: una civiltà tollerante e  volta, soprattutto, a esaltare la vita che nella libertà trova la sua più compiuta espressione.

Da quei tempi l’idea di libertà sembra navigare sempre con il vento in poppa. Ma non è così.

Non si può passare dalla visione monistica e individualistica del mondo che è alla base della sua origine a una sua concezione dualistica (e quindi fideistica in quanto metafisica) del Cosmo, assolutistica e universalistica.

Neppure è razionale che l’idea abbracci tutto e si definisca diversamente in relazione al suo oggetto. Essa diventa persino “libertà religiosa” che altro non signhifica che scegliere di non essere più liberi, costringendosi in senso contraddittorio a “credere” invece di “pensare”.

Oggi, il tema della libertà e del suo rapporto con il cosiddetto “rispetto dei diritti umani” è probabilmente divenuto anche più complesso, non tanto o non solo per le variazioni intervenute, nel tempo, nella vita degli uomini, ma anche e soprattutto per i fake propagandistici che intorno a esso imperversano.

Nel mondo dell’informazione, ormai, una pletora di organismi non governativi (ONG), sedicenti indipendenti (anche se non si sa da chi finanziati), istituzioni governative potentissime come il Dipartimento di Stato (soprattutto la parte Deep) degli Stati Uniti d’America, un sistema mass-mediatico controllato dal mondo dei finanzieri facenti capo alla Massoneria ebraica e  alla capillare organizzazione della Chiesa Cattolica e dello IOR Vaticano o a dittature di altre parti del mondo refrattarie a ogni idea di democrazia, numerosi gruppi privati anch’essi d’ignota origine diffondono notizie che non è agevole verificare e alimentano dubbi nel quisque de populocon  dissensi insanabili tra gli abitanti del Pianeta.

La stessa elencazione dei “diritti umani” diventa sempre più incerta e controversa. Certo è indubbio che vi rientrino il diritto alla vita (con conseguente divieto della pena di morte che però continua a praticarsi anche nell’evoluta “America del Nord”), il diritto alla libertà come autodeterminazione individuale, il diritto di voto per la scelta dei propri rappresentanti al governo del Paese ma quando si passa a citare il diritto al giusto processo anche da parte di popoli presso i quali è dato per scontato l’uso politico, piuttosto frequente, della giustizia il discorso diventa più complesso.

La domanda è, allora: come stanno oggi le cose?

Non sembra che l’Occidente abbia continuato a reggersi per molto tempo  sul concetto di libertà  elaborato dai suoi meravigliosi progenitori greco-romani.

Distruzioni profonde come quella della biblioteca e dei testi di Alessandria d’Egitto per imporre la sola lettura di testi definiti “sacri”, dell’abbattimento dei magnifici templi pagani per erigere le prime chiesette cristiane di squallido grigiore e imporre un culto diverso, della sostituzione della gioia di vivere  “pagana” con la costante visione “cristiana” della morte hanno costituito, per la libertà di pensiero, un “tornado” devastante. Alle  tre religioni del monoteismo mesopotamico s’è aggiunto “l’uragano” platonico (che ha letteralmente annullato e affogato il primo nel suo universalismo anti-individualistico) divenuto catastrofico, in tutta l’Europa continentale,  con l’idealismo tedesco, padre del nazi-fascismo e del social-comunismo. La morte dell’Occidente, come terra di libertà, per effetto di tali iniezioni letali di universalismi definiti “salvifici”, religiosi e filosofici, è stata inevitabile.

Persino i paesi anglosassoni, rimasti fedeli a un empirismo di matrice greca, hanno subito l’ambiguità di una deleteria religiosità puritana, presente in politica con fini destabilizzanti anche per l’economia.

Gli orfani del liberalismo Occidentale hanno volto, allora, lo sguardo a Oriente, per fare qualche riflessione soprattutto sulla Cina che ha affermato ripetutamente di avere “sposato” il “liberalismo” occidentale.

Il discorso, però, è solo diventato più complesso.

Chi  ha osservato che:

a)quell’immenso Paese non ha subito i danni religiosi dell’Occidente,  che su un miliardo e trecento milioni di abitanti i cristiani e i protestanti rappresentano un’esigua minoranza di una settantina (complessiva) di milioni di fedeli e che,  sulla base di sondaggi effettuati anche di recente la Cina risulta essere il Paese più ateo del mondo anche se è legittimo ritenere che la lucida razionalità di quella gente sia stata a lungo compromessa da un altro malanno di origine occidentale: il marxismo, non meno irrazionale, fantasioso e dannoso dell’utopia religiosa ugualitaristica di stampo mediorientale;

b) un uomo della tempra di Deng ha dato fiato all’iniziativa privata, prima scoraggiata; e ciò sulla base del principio che “arricchirsi non è peccato” e che vanno evitati soltanto gli eccessi di ricchezza e di potere e che per combattere il disastro politico e sociale prodotto dalla concentrazione di ricchezza e di potere e per mantenere sana la vita di una Nazione bisogna contrastare i monopoli e soprattutto tenere sotto controllo il credito, evitando la finanziarizzazione dell’economia;

c) sono, inoltre, ostacolati dagli uomini politici gli scienziati della Finanze e le scuole che pretendono di formare questi strumenti ritenuti tipici dell’imperialismo occidentale,

non ha tenuto conto  che in Cina, sulla base di prove inconfutabili e non propagandistiche, sembra certo che viga una dittatura che non ha nessun rispetto dei diritti umani.

Ciò non è compatibile con l’idea della libertà che, pertanto, continua a vagare povera e nuda per tutte le lande del Pianeta.

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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