Vi siete mai chiesti perché Meloni e buona parte dei politici destrorsi di Fratelli d’Italia si oppongano -di fatto- a ogni misura di prevenzione e contrasto al Covid-19?

Di più, vi siete mai interrogati sul perché Matteo Salvini -ché, di fatto, vuole brucare l’erba nello stesso prato elettorale di destra- sia assai bordeggiante, un pó di qua e un pó di là, in ordine alle misure da adottare per sconfiggere il nemico pandemico che tante sofferenze sta provocando, a partire dalle valli orobiche?
È semplice: perché il popolo di estrema destra (che è il nutrimento dei due) nega l’esistenza della pandemia. E, di conseguenza, considera una dittatura di sinistra bella e buona ogni azione volta a imporre obblighi vaccinali al proprio popolo: ché ama cadere in piedi sempre e comunque.
Bel senso civico, questo.
Perché civismo, da quelle parti, è sinonimo di comunismo, di “dittatura del proletariato”, insomma.
Aria pesante quella che si respira da una inchiesta pubblicata ieri dalla Stampa di Torino.
Essa riporta di una indagine, condotta da Euromedia, che di fronte a una precisa domanda (“lei è preoccupato per la crescita dei contagi?”) vede nientepopò di meno che il 45,3% del popolo di FdI rispondere negativamente; a fronte di un 8,9% di Forza Italia per capirci.
Cioè quasi la metà degli elettori di Giorgia Meloni non è affatto preoccupata di quello che sta succedendo in giro per il mondo.
E Salvini?
Si capisce per intero il suo bordeggiare un pó di qua e un po’ di là: perché gli elettori leghisti si attestano su di una linea mediana,  31,4%.
Come possano convivere sotto lo stesso tetto queste tre diverse sensibilità civiche é un mistero.
A meno che non prevalga la logica del “portare a casa parlamentari. Poi si vedrà”.
Un altro immondo motivo per cui il PLI rigetta in toto questo sistema maggioritario.
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