Quanta differenza c’è tra i Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza di Giuseppe Conte e di Mario Draghi?

A ben guardare davvero poca.
Però il formato-Draghi aggiunge una “scaltrezza contabile” che Giuseppe non aveva arguíto, forse per la scarsa dimestichezza maturata per le stanze di Bruxelles.
Che ha fatto vincere a man basse la partita all’attuale Presidente del consiglio.
Ma procediamo con ordine.
Il Bilancio pluriennale UE (QFP 2021-27) ha previsto ben 1.074,3 miliardi di euro da ripartire tra 27 Stati.
A questa cifra vanno aggiunti i 750 che ha previsto il Next Generation EU.
Per un totale di 1.824,3 miliardi.
Con l’impiego di essi ben sei (6) dovrebbero essere gli scopi primari che le nazioni potrebbero porsi.     Vediamoli.
-L’innovazione e l’agenda digitale.
-La coesione,  resilienza e i valori.
-Le risorse culturali e l’ambiente.
-Le migrazioni e il vicinato.
-La sicurezza e la difesa.
-La Pubblica amministrazione.
Conte svolse diligentemente il proprio compitino, affastellando l’una sull’altra richieste e progetti per 223,91 miliardi.
Voleva chiedere un consistente e corrispondente aiuto alla CE di entità pari al 100%.
Fatto così il piano ci sarebbe arrivata sicuramente la tagliola CE, stiamone certi.
Draghi, invece, ha presentato un piano più “light” : da 191,5 miliardi (68,9 sovvenzionati e 122,6 sotto forma di prestito da restituire).
A cui (ecco quel “di più” che solo l’esperienza BCE può darti) ha aggiunto 30,6 miliardi di fondi propri (il 16%): portando tutto a 222,91 miliardi totali.
Un miliardo in meno, ma arricchito col “turbo” compartecipativo.
Di più, sottoscrivendo un preciso cadenzario di impegni che saranno la premessa per incassare ben 10 bonifici in un lustro -essi dovrebberoesaurirsi nel 2026-, tutti volti a ridisegnare il nostro Stato e le sue molte lentezze burocratiche di spesa.
È per questo che noi ponderiamo non sia del tutto illogico azzardare una lunga vita politica a Draghi e alla sua maggioranza.
Almeno per buona parte della prossima Legislatura.
Del resto sarebbe assolutamente inspiegabile che un semplice, povero, stormir di fronde politico buttasse il tutto il castello in aria.
Perché “primum vivere deinde philosophari” ci hanno insegnato i nostri avi.

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