La G.L.I verso il Consiglio Nazionale

Di Giulia Pantaleo

Sabato 18 settembre p.v. si terrà a Milano il primo Consiglio Nazionale del P.L.I. successivo al Congresso Nazionale di marzo 2020. C’è grande fermento tra i giovani del Partito Liberale Italiano. L’occasione costituisce un simbolo di ripartenza e rappresenta un momento di condivisione da vivere all’insegna dello spirito di militanza e dell’entusiasmo per la politica. La giovanile, che lungo gli ultimi mesi si è spesso ritrovata a fronteggiare periodi di crisi esacerbati dall’impossibilità di riunirsi in presenza, è pronta a scaldare i motori per dar vita a quel rilancio del Partito di cui – da molti anni ormai – si mormora. Tanti i progetti in cantiere per questo autunno alle porte, a partire dall’appuntamento previsto per il 15 settembre con la rubrica “Sei libertà in cerca d’autore” di Lo Mele Buonamico. Mercoledì verrà infatti trasmessa sui canali ufficiali della G.L.I. l’ultima diretta del ciclo, organizzata in collaborazione con l’associazione “Libera di abortire”. La G.L.I. è tra i promotori del Referendum per l’Eutanasia Legale. Alle elezioni amministrative di Milano e Torino annovererà tra le file dei candidati alcuni fra i suoi più validi militanti. Il 20 settembre, inoltre, in occasione dell’anniversario della breccia di Porta Pia, la giovanile del P.L.I. sarà presente alle cerimonie commemorative indette e procederà alla consueta deposizione di una corona di fiori. I giovani del Partito Liberale Italiano sono carichi di energia per un futuro che a chiare lettere invoca di rimettere al centro il pensiero liberale. Stay tuned!

 

Pensioni e il patto generazionale da ricomporre

Di Sofia Felici

È di qualche giorno fa l’ultima bocciatura di “Quota 100”. L’Italia risente di un sistema di welfare iniquo e squilibrato, che assorbe oltre la metà della spesa pubblica. “Quota 100” non ha solo peggiorato i conti dell’INPS, ma è risultata una misura che si è rivelata poco efficace anche rispetto agli obiettivi che i suoi stessi promotori avevano richiamato. Non solo è stata poco utilizzata rispetto alle previsioni (180 mila uomini e 73 mila donne, soprattutto nel pubblico impiego) ma neanche ha stimolato l’assunzione di nuovi e più giovani lavoratori. A fronte di questi risultati, la sperimentazione triennale è però costata oltre 5 miliardi e la sua incidenza sul sistema previdenziale nel medio-lungo periodo sarà tutt’altro che trascurabile. Il lavoro di riforma che si aprirà nei prossimi giorni non può prescindere dall’esperienza fatta, evitando di considerare la previdenza alla stregua di un ammortizzatore sociale e con la consapevolezza che alla base del sistema di welfare italiano c’è un patto generazionale che va salvaguardato.

 

La voglia di essere migliori è la vera sfida

Di Marco Fortuna

La visione di un’isola in mezzo al mare è la metafora perfetta di cosa proviamo in alcuni momenti, della sensazione di distacco e solitudine in una società multitasking. Eppure “nessun uomo è un’isola, completo in sé stesso” scriveva il poeta John Donne; ecco, noi dobbiamo guardare dentro di noi, trovare la forza di rinnovarci, di acuire i nostri sensi per captare messaggi e segnali del presente come dell’imminente futuro. Dobbiamo essere allo stesso tempo architetti e manovali del mondo che viviamo come di quello che vivremo.

La nostra è una sfida esaltante, come protagonisti dobbiamo conoscere, studiare, completarci gli uni con gli altri, dobbiamo restare uniti per capire a pieno il concetto di partecipazione. “E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te” scriveva ancora Donne, la voglia di essere migliori è l’innesco di una carica dirompente, è l’energia pulita che ci permette di essere dei buoni liberali, partecipi e non impotenti, coscienti di essere una parte del tutto, perché senza di noi l’Europa intera ne sarebbe diminuita.

Afghanistan: il coraggio di essere donna

Di Federica Salvatore

Sono 4.833 i Km e circa 6 le ore di volo (considerata una velocità pari a 900km/h) che ci dividono dall’Afghanistan, ore che dal punto di vista culturale, appaiono ere. Ed invero, a un passo dal celebrare un ventennio di invasione dell’Afghanistan da parte delle truppe americane – annunciato dal Presidente George W. Bush quale primo atto di una guerra globale contro il terrorismo in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 -, il neopresidente Biden ne ha formalizzato la ritirata, provocando quindi diverse ripercussioni. Infatti, agli occhi di tutti sono state mostrate le impressionanti immagini di un nuovo esodo: migliaia gli afghani che hanno preso d’assalto i ponti aerei con la speranza di essere tratti in salvo o, quanto meno, verso un futuro ancorché incerto. Non tutti però, hanno deciso di immolare le proprie radici in cambio della libertà: un gruppo di giovani attiviste donne (tra le più bersagliate da numerosi e disumani divieti) è pronto a lottare per un futuro migliore, non altrove, ma nella propria terra.

Green pass fino a che punto?

Di Riccardo Ferri

Di colpo anche il prof. Alessandro Barbero è diventato un “superstizioso fanatico contrario ai vaccini”. Il famoso storico è reo di aver firmato l’appello di numerosi docenti contrari all’uso del green pass per l’accesso alle aule universitarie. Alcuni colleghi, quali il matematico Piergiorgio Odifreddi, lo hanno addirittura definito un fiancheggiatore dei No-Vax. La verità è ovviamente un’altra. L’importanza dei vaccini nel contrasto alla pandemia è innegabile, e non ha senso affermare il contrario. Nonostante ciò, il green pass non deve portare all’esclusione di migliaia di giovani dalla vita sociale. La libertà di scelta e l’inclusione sono un caposaldo dell’università, e ogni forma di discriminazione violerebbe il diritto alla formazione sancito dalla Costituzione. Anziché farne una lotta fra bande, vogliamo venga avviato un serio dibattito politico per evitare ogni penalizzazione di specifiche categorie di persone.

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