Al sopraggiungere di ogni appuntamento elettorale che si rispetti ecco il riaffacciarsi di un male tutto italiano: la  “annuncite” che consiste nell’assumere impegni da parte dei candidati a sindaco e a consigliere comunale. Di “annuncite” si può vivere e sopravvivere evidenziando che in tanti ancora ne soffrono nonostante ormai le cure siano note (basta sorridere, ammiccare e non credere), sebbene però non esista alcun vaccino capace di debellarne la virulenta e contagiosa diffusione. Funziona da sempre così. A fare da contorno i numerosissimi buoni propositi che animano ogni elezione. Roboanti promesse che spesso, però, rimangono stampate solo sulla carta patinata e colorata dei programmi elettorali e da qualche anno anche sulle pagine social dei vari aspiranti alle cariche istituzionali. Il mantra che ne rende facile la riconoscibilità è caratterizzato dalle espressioni declinate al futuro: faremo, diremo, realizzeremo, approveremo. Frasi che almeno da un trentennio i cittadini ascoltano con un crescente senso di rassegnazione misto ad indiferrenza. Si tratta della cosiddetta politica delle chiacchiere nella quale eccellono numerosi esponenti politici e anche tanti amministratori locali. Una questione antica che rimanda l’immagine di una gestione della cosa pubblica stanca, disillusa, perennemente in affanno e in emergenza al di là dell’epidemia da Covid-19 che come è noto ha fatto emergere le tante criticità preesistenti che in alcuni casi sono esplose sino a deflagrare. Non deve sembrare strano, quindi, se proprio in questo periodo giornali, siti internet, TV locali traboccano di buoni propositi nonostante da lungo tempo tanti territori siano in attesa di fatti concreti.
Occorrerebbe innanzitutto partire, e non è una banalità, da un efficientamento reale dell’ordinaria amministrazione: pulizia e igiene urbana, funzionamento degli uffici, manutenzione di strade, marciapiedi, giardini e pubblica illuminazione, riqualificazione di impianti sportivi e del patrimonio immobiliare esistente. Annunciare una serie di azioni future è utile ovviamente per tacitare il dissenso e alimentare la speranza tra coloro che ancora sono animati da un atteggiamento di condiscendenza nei confronti di chi avrebbe già dovuto fare e non ha fatto. Da qui la scelta da parte dei candidati di assumere impegni a cui come nella migliore tradizione italiota difficilmente seguiranno azioni tempestive.
Tutto questo ha come sfondo il palcoscenico della campagna elettorale caratterizzata dalla sua laica ritualità, dagli attori protagonisti, dalle comparse e dai figuranti. Un universo variegato e (talvolta) variopinto che con puntuale tempismo fa capolino lungo le strade, le piazze, le sedi dei partiti e dei comitati elettorali. Elementi essenziali del voto che segnano con cadenza più o meno precisa, a seconda dei contesti e degli accadimenti, la vita delle comunità siano esse piccole, medie e grandi. Che dire poi della proliferazione delle liste civiche? Ideate per riuscire ad avvicinare alla politica i cittadini meno ideologizzati si sono  trasformate in scatole vuote prive di contenuti sostanziali: utili vetrine in cui far scintillare la propria vanità mai doma. Se ne contano decine e spesso la durata della loro vita è pari a quella della campagna elettorale sottolineando che hanno un valore strumentale a tutto vantaggio di una politica essenzialmente pret à porter.
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