MEGLIO LEGALE: LA VOLTA BUONA PER LA CANNABIS?

Di Alessio Moretti

C’è tempo fino al 30 settembre per aderire alla campagna referendaria per la legalizzazione della cannabis. L’iniziativa ha già raggiunto la soglia delle 500.000 firme in una sola settimana, ma l’obiettivo è consolidare il risultato ottenuto superando abbondantemente tale cifra. La ragione di una partecipazione così ampia è presto detta: un ruolo decisivo è stato giocato dalla possibilità di firmare attraverso lo SPID (o con altre tipologie di firma digitale), una novità introdotta questa estate e già sperimentata per il referendum Eutanasia Legale. Ma è soprattutto la volontà di riformare gli aspetti penali ed amministrativi connessi alla coltivazione e alla detenzione della cannabis ad aver colto l’esigenza di milioni di cittadini. Un’occasione, insomma, per togliere ossigeno a un mercato controllato dalle organizzazioni criminali e per reclamare la libertà di utilizzare la cannabis a scopo medico o semplicemente ricreativo.

 

STOP BEING POOR

Di Ledia Ninga

Alexandria Ocasio Cortez in uno spettacolo dal biglietto singolo di 35 mila dollari, appare sul tappeto dei fotografi in un vestito bianco da cerimonia con scritto sul didietro “Tax the rich“, vestito non uscito da un negozio di moda dal consumo veloce di essa e neanche trovato sotto la cuccia del cane. I santi protettori del Di Battista d’oltreoceano hanno puntualizzato poi – in una sorta bagno purificatore dai peccati capitalisti – che lei era stata invitata e che il vestito era in realtà una creatura delle mani di sette vergini strapagate e in regola con tutti i contributi Inps. Cosa doveva fare Lei? Non andare? Boicottare una cerimonia in cui partecipano solo i ricchissimi? Abbandonare quel boccone di caviale spiaggiato su tartina? D’altronde aveva lavorato sodo per mostrarci i glutei. Non so, magari doveva studiare prima la storia della cerimonia.

 

“LA DEMOCRAZIA È IL POTERE DI UN POPOLO INFORMATO” (A. DE TOCQUEVILLE)

Di Lorenzo Pasinelli

L’istituto del referendum, strumento di esercizio della sovranità popolare originariamente previsto dall’Assemblea Costituente per consentire ai cittadini di reagire a una manifestazione di volontà legislativa delle Camere non in sintonia con quella prevalente all’interno della società civile, è tornato particolarmente in auge negli ultimi tempi. Almeno dieci sono i quesiti per i quali è in corso la raccolta di firme: sei per una “giustizia giusta”, uno volto alla legalizzazione della cannabis, uno contro il reddito di cittadinanza e due avverso la caccia. Ai banchetti che si riescono ad allestire ci sono sempre code di cittadini che vogliono firmare ed è ora possibile sottoscrivere il quesito referendario anche online con lo Spid, trovo quindi curioso che sui mezzi di comunicazione, quantomeno pubblici, non se ne parli: forse una cittadinanza poco/mal informata ed estranea alle dinamiche legislative è più facile da governare?

 

ANALFABETISMO E COVID. E IN ITALIA?

Di Gennaro Romano

Nel 2030 il 20% dei minori nel mondo analfabeta (fonte: Save the Children). 258 milioni di bambini in età scolare assenti dai banchi di scuola nel 2018: dato peggiorato di quasi venti milioni col Covid19. Le più penalizzate le bambine. Lavoro minorile, povertà, spostamenti forzati per guerre e siccità tra le cause. Pesano terrorismo e Sharia: infatti Nigeria, Mali, Libia e Afghanistan vanno peggio degli altri (e c’è chi scalpita per dialogare coi barbuti armati). Senza benaltrismi autoassolutori, guadiamoci “dentro”: pur senza guerre e carestie, va male. L’abbandono scolastico implicito è l’arrivo al quinto anno delle superiori senza sufficiente preparazione in italiano, matematica e inglese ed è passato dal 7% pre-pandemia al 9,5% (14,8% al Sud). Licei ed istituti non tradizionali ultra-specialistici, istruzione low-cost e diplomifici non hanno aiutato: blocco mobilità dei docenti, promozione dello studio nelle fasce più esposte, estensione obbligo a 18 anni e borse di studio per merito e non situazione economica sarebbero interessanti proposte. No: voto ai sedicenni!

 

LA “MAMMA D’EUROPA” SE NE VA

Di Luca Degiorgis

Angela Merkel, la cosiddetta “mamma d’Europa”, è ai saluti finali. La cancelliera ha visitato le più importanti capitali d’Europa, tra cui Parigi, per salutare i propri colleghi un’ultima volta da Cancelliera. Il piano di rilancio europeo post pandemia da 750 miliardi di euro, adottato nel 2020, porta il timbro tedesco. L’idea di questo pacchetto gigantesco, in parte composto da un prestito comune inedito per i 27, è stata avanzata dalla Francia e altri paesi, senza la Germania. Ma solo quando la Cancelliera si è allineata il progetto si è concretizzato. Dopo sedici anni al potere Angela Merkel ha un’immagine inossidabile, anche se è stata duramente criticata per aver mantenuto un atteggiamento più gestionale che visionario. Il “merkelismo”, in effetti, ha fatto spesso rima con conservatorismo. La politica perseguita in seguito alla crisi del debito greco, è forse la piccola grande macchia del suo mandato pluridecennale. L’“ancoraggio” europeo operato nel suo ultimo mandato ha garantito alla Cancelliera tedesca una popolarità da record nel momento degli addii. Proprio questo attaccamento a Bruxelles porta molti a pensare adesso a un futuro nell’Unione. D’altronde, chi meglio della mamma d’Europa può gestire i propri figli?

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