Con le parole citate dal nostro titolo il Presidente tedesco Steinmeier, poco prima di chiudere le urne del Paese più ricco in Europa, ha testimoniato il senso civico dei più convinti attori di una corretta partecipazione.
Il più rilevante elemento che ci pare sia emerso da quel voto, al di là di valori percentuali -di fatto equamente ripartiti in due fasce-, è la totale repulsa di quel generico presuntuoso qualunquismo autoreferenziale che si è vissuto qualche anno fa qui da noi.   Votando per l’antipolitica.
È stato  questo il segno di una immaturità civile che dovrebbe fare del nostro sistema elettorale un elemento di cui non andare affatto orgogliosi in Europa.
Il voto tedesco, invece, è stato caratterizzato da una sostanziale parità -dal 20 al 25%-  delle due maggiori opzioni contrapposte (SPD da una parte e CDU-CSU dall’altra).
Con una similare ripartizione (dal 10 al 15%) delle due possibili opzioni di alleanza (Verdi e Liberali) con le stesse.
Questo è un buon terreno politico.
Ciò ci rafforza nella tesi che non è più tempo di considerare la politica come un gioco: per cui chi ha un voto in più dell’altro -il “nemico”- porta via tutto, baracca e burattini inclusi.
Non è mai stata questa la nostra bussola di riferimento e non lo sarà neppure per l’Italia di domani.
Che accadrà ora in Germania?
Non è difficile prevedere che molto lunghe saranno le trattative per riuscire a costituire il nuovo esecutivo.
Per cui, ricapitolando: la Germania rimarrà “imballata” per tanto tempo, la Francia si sta approssimando a grandi passi verso nuove elezioni e l’Italia ha un governo di emergenza.
Scommettiamo che proprio Mario Draghi -aldilà della Presidenza del G-20- sarà destinato a diventare il faro indispensabile per mantenere la rotta comune?
Guardiamo con questa lente di ingrandimento la sua azione.
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