Sono pronte le bozze (e presto le invierò al mio editore) dell’ultimo romanzo da me scritto: ”Helena o la Svezia dell’eugenetica” che racconta la storia di una delle sessantaduemila ragazze svedesi sterilizzate (ben fino all’anno di grazia 1976!) in nome della difesa della pura razza ariana.

E ciò sulla base delle norme della cosiddetta legge Myrdal, voluta dai socialdemocratici di quel Paese.

Mia moglie ed io abbiamo conosciuto, personalmente, Helena (oggi non più in vita) e sapevamo della sua vicenda umana

Ignoravamo del tutto, però, che in Svezia le sterilizzazioni erano state praticate, già prima dei nazisti, per le donne sami (lapponi), per le zingare e da ultime per le svedesi che stavano attuando la rivoluzione sessuale.

A farci scoprire tale incredibile realtà è stata la stampa britannica, ripresa da quella vaticana (la notizia è stata ancora una volta passata sotto silenzio dall’intero sistema massmediatico occidentale).

Non anticipo altro. Il libro sarà presto dato a chi ha interesse a leggerlo.

Come sanno i miei amici non faccio stampare i miei libri per venderli o ricavarci denaro, ma per farne dono a chi me li chiede.

Le condizioni dell’editoria odierna  vi sono note. Se non si scrivono gossip, preferibilmente “rosa”, storie “strappalacrime” che stimolino emozioni o commozione o cosiddetti thriller (i “gialli” di una volta, destinati a far passare più in fretta il tempo in treno o in sale di attesa) e si rifiuta il modello culturale imperante (improntato al cattolicesimo e all’idealismo tedesco di sinistra o di destra) si dovrebbe avere fiducia solo in una pubblicazione “postuma” di cui a un laico frega ben poco.

Non credo, infatti, che a Giacomo Leopardi in vita avrebbe dato gioia sapere che il suo “Zibaldone”, il libro per cui studiosi anglosassoni lo ritengono il più lucido pensatore del vecchio continente dei due ultimi secoli, sarebbe stato pubblicato solo sessant’anni dopo la sua morte.

Naturalmente, seguo con attenzione il cinema  e soprattutto i “serial” televisivi di autori svedesi, cui le piattaforme digitali, sottratte all’ingerenza prevaricante dei luterani e dei sociademocratici, hanno dato e danno nuova linfa.

Tra tali autori, spiccano come registi e sceggiatori elementi di sesso femminile.

Il monito di Paolo di Tarso: “Le donne tacciano!”(prima lettera ai Corinzi) e le condanne morali di cui si ritenevano meritevoli “le comari” di un tempo, non sono più di moda nella Svezia di oggi. La regista, sceneggiatrice e attrice (ha la parte di Fia, la moglie libera e spregiudicata del protagonista maschile), Tuva Magnusson, in una delziosa commedia Fyra ar till (Quattro anni ancora), programmata da Netflix, ci disegna, con mano leggera e in maniera felicemente irridente, il fenomeno dell’irruzione  softe gentile degli omosessuali nella vita politica svedese (solo l’?).

Il film si raccomanda, oltre che per l’amenità delle situazioni descritte e  per le gag divertenti, per il dialogo lieve e intelligente.

Il film è la risposta femminile ai luoghi comuni più vieti del perbenismo occidentale e lascia sperare che in futuro, in Svezia, con donne così lucide, presenti e coraggiose, non vi saranno altre coppie, come quella dei socialdemocratici Gunnar e Alva Myrdal, entrambi insigniti del Premio Nobel, che possano fare danno in nome dell’eugenetica o di un puritanesimo tanto ipocrita quanto deleterio.

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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