Il risultato delle recenti elezioni amministrative, a dispetto della più volte ricordata peculiarità di tale voto rispetto a quello politico, dimostra che i cittadini italiani sono sempre più convinti dell’inutilità della loro partecipazione alle scelte per così dire “collettive”.

Essi dimostrano di avere capito che in realtà si tratta di pacchetti di nomi  pre-confezionati dai segretari di partiti politici; anche questi ultimi, ormai,  privi di ogni democrazia interna.

In altre parole, dopo l‘entusiasmo del secondo dopoguerra mondiale, la fiducia nella democrazia è scemata enormemente, nel nostro Paese, più che in altri Paesi dell’Occidente (che, inevitabilmente, però, ci seguiranno, per le ragioni che sto per dire).

Ciò ha un aspetto negativo in misura certamente prevalente e molto preoccupante, anche se dimostra che gli Italiani non hanno tutti la sveglia al collo come, invece, ritiene la sua sgangherata classe politica.

La gente, ormai,  pensa che se  i suoi rappresentanti al Parlamento e al Governo devono essere necessariamente quelli che lobby di politicanti decidono di presentare al giudizio, alla valutazione e quindi alla costrittiva scelta degli elettori, tanto vale astenersi e non prestarsi al gioco.

E’ un atteggiamento che, pur così motivato, resta comunque  molto pericoloso e deleterio.

Infatti, in mancanza di una possibile sterzata radicale e coraggiosa ex funditu, esso può condurre il Paese alla sua, purtroppo secolare, tendenza a subire generi diversi di autoritarismo anche dispotico.

Se, comunque, l’Italia piange, il resto dell’Occidente non ha certamente di che ridere.

L’asservimento che  deriverà dal Recovery Fund riguarderà anche gli altri Paesi dell’Unione Europea che vedranno tutti un aumento del loro debito pubblico e saranno costretti a vendere i propri beni e a ridurre la portata, già ridotta, del welfare.

Il servaggio” non sarà solo finanziario ma soprattutto politico.

Si ripeterà la storia del piano Marshall che aveva “aiutato” a riprendersi l’Italia, sonoramente sconfitta dalle forze alleate nella seconda guerra mondiale (la sua resa era stata “incondizionata”).

Il Paese era stato asservito non agli Stati Uniti d’America  (come si è sempre detto, da parte degli anti-democristiani e anti-americani)  ma, per come funziona la politica in quel Paese, alle centrali finanziarie di Wall Street (e al Deep State, CIA, FBI, Pentagono, da esse sotterraneamente voluto).

Il Recovery Fund s’inserisce, d’altronde, in una millenaria “era del debito”, come strumento di asservimento degli Stati e dei loro cittadini ai detentori del Denaro, divenuto vero e unico Deus ex machina di ogni azione politica.

A provocare l’ondata dei prestiti bancari sono sempre state le guerre e le epidemie.

La più recente pandemia del Covid 19,  da taluno ritenuta voluta dalla Cina (o non solo da essa?), si è distinta da ogni altra precedente: non ha distrutto gli opifici industriali nella loro materiale esistenza, ma ha annientato, con i necessari lockdown e con altre misure restrittive,  la loro attività e consentito ai detentori della “borsa occidentale” di dettare condizioni per la ripresa delle sole industrie da “non delocalizzare”: e cioè, nel settore ecologico (il ritorno sulla scena di Greta Thurnberg è un segnale molto significativo), in quello delle armi (da far passare sottosilenzio, per ragioni evidenti), in quello digitale (che va avanti da se senza bisogno di sostegno massmediatico).

Domanda: l’indebitamento è frutto di una politica di destra o di sinistra?

Se, prima del Coronavirus,  era la “destra” ad opporsi al regime di austerità e di pareggio dei bilanci, ritenuto anti-produttivo e distruttivo del patrimonio industriale,  oggi sembra essere la “sinistra” a inneggiare al colossale indebitamento cui l’Europa va incontro.

Anche questa ragione sembra essere politica.

Come, per volere, occulto ma potente, dei creditori, ieri,  a gestire il piano Marshall doveva essere la Democrazia Cristiana con Alcide De Gasperi (cresciuto politicamente in Vaticano) da Presidente del Consiglio dei Ministri (e non, si badi bene, da Presidente della Repubblica) oggi dovrebbe essere la sinistra democratica con Mario Draghi (ex Presidente della Banca Europea) a capo di essa, in posizione indipendente (ma non autonoma da Bruxelles, ovviamente).

Conclusione: Se i tanti anni di percepita ineluttabilità del dominio democristiano (almeno, si può dire, abbastanza competente) dettero un duro colpo alla nostra nascente democrazia, oggi l’uguale ineluttabilità del governo della “sinistra” (del tutto incompetente, come, peraltro, il resto dell’intero schieramento politico) potrebbe dare il colpo finale alla libertà politica (per fortuna solo strettamente intesa, ovviamente) dei cittadini italiani.

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

120
CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here