Quando l’uomo occidentale riflette sul livello infimo cui è giunta la sua classe politica e sull’inutilità di recarsi a votare per eleggere degli incompetenti, medita sulla presenza di un Deep State che vanifica gli sforzi (ammesso che vi siano) dei governanti e dei parlamentari prescelti (in Italia, si fa per dire perché li scelgono e li impongono i segretari dei partiti), tiene conto dell’indebitamento progressivo degli Stati e dei popoli nonché del degrado conseguente a un’immigrazione selvaggia che non si riesce ad arginare… il pensiero corre a Oswald Spengler e al suo libro sul tramonto ciclico delle civiltà della storia dell’umanità.

E non si può non convenire con la sua idea che il giornalismo messo al servizio del denaro è alla base del declino attuale dell’Occidente.

Secondo il filosofo e storico tedesco, dalla combinazione di tali due elementi, nascerebbe la caratteristica “faustiana” della civiltà occidentale  moderna di trasformarsi di continuo e freneticamente. In altre parole, essa, senza alcuna tregua, si avvierebbe verso la sua estinzione.

Certo:   le dimensioni abnormi  assunte, ai nostri giorni, dalla crescita del potere massmediatico e le catastrofiche conseguenze  dell’asservimento esponenziale e progressivo  delle popolazioni occidentali alle Banche, per l’indebitamento perseguito dai loro governanti non sono elementi da sottovalutare.

 

Dall’analisi di Spengler, però, si ricava anche che la cultura esercita un peso notevole nel ritardo o nell’accelerazione del fenomeno.

La cultura  antica, da lui definita “apollinea”  e che Giacomo Leopardi qualificava “meravigliosa” si è pure essa estinta ma non soltanto, come pensa Spengler, a causa del suo  passivismo legato al godimento del presente senza riferimenti al passato e soprattutto senza previsioni per  il futuro.

I suoi modelli culturali, vivi  e felicemente operanti furono  brutalmente feriti a morte dagli assolutismi delle religioni monoteiste e della filosofia platonica, divenuta, poi, a causa dell’idealismo tedesco di destra e di sinistra, apportatrice di morti umane collettive di  dimensioni mai viste prima.

Oggi la situazione è diversa e potrebbe consentire una via d’uscita; anche se siamo sull’orlo del baratro.

Due delle religioni monoteiste si sono assise, con i loro vertici settari o ecclesiali, nel regno dei ricchi e la loro vis compulsiva s’è attenuata abbastanza; il “secolo breve”, inoltre, ha mostrato tutti i disastri del nazifascismo e del socialcomunismo, figli dell’idealismo tedesco originato, in antiquo, da Platone.

Se gli Occidentali capissero che devono arginare l’ondata immigratoria degli islamici e recuperare la cultura del “meraviglioso antico” (depurandola solo dall’allegra combriccola di divinità dell’Olimpo) sarebbero  già a metà del guado.

In altre parole, se la gente recuperasse quegli  strumenti di logica e di raziocinio utili per comprendere la gravità della realtà in cui vive, se diventasse nuovamente capace di “ragionare” e di cogliere i nessi tra gli eventi per prevederne lo sviluppo, la fine non sarebbe più dietro l’angolo, come prevede Spengler.  E’ stato, infatti, il pensiero collettivistico e universalistico  dei monoteismi mediorientali e di Platone ad ammazzare l’individualismo del mondo greco romano che era la vera essenza del “meraviglioso antico leopardiano”.

Togliere l’essere umano dal centro del pensiero filosofico, comprimendone l’autonomia e la libertà,

è stata una sciagura immane per l’umanità abitante nell’Occidente (e non solo).

Oggi, persino, i nostri dizionari, imbevuti di cultura collettivistica, religiosa e idealistica, danno una definizione sostanzialmente negativa  dell’individualismo.

Il Devoto-Oli lo definisce come tendenza a svalutare gli interessi e le esigenze della collettività in nome della propria personalità o della propria indipendenza o anche del proprio egoismo (sic!).

Tali espressioni rappresentano  il segno di una “cultura” faziosa che, in nome della combutta ideologica tra monoteismo orientale e idealismo platonico (e post, soprattutto tedesco), ha teso, nei secoli, a distruggere il valore della filosofia pre-socratica e sofistica che era stata l’orgoglio e il fondamento della civiltà greco-romana e del suo razionalistico empirismo.

Essa ha usato, contro l’idividualismo, le accuse più diverse: di “atomismo” per la presunta volontà di far nascere la società da un insieme di individui, definiti “atomi sociali”; di “anarchismo” per una pretesa intenzione dell’individuo di sottrarsi all’azione dello Stato; di “egoismo” per un asserito esasperato bisogno di fare prevalere l’interesse del singolo su quello della collettività.

La vittoria non è stata ai punti ma  per knock out: l‘assolutismo collettivistico domina, oggi, la vita dell’Occidente per la convergenza degli universalismi religiosi e filosofici.   E confonde le idee a tutti: non solo ai compilatori dei vocabolari ma anche agli uomini politici.

Nell’Occidente non v’è più neppure la traccia di un’idea  di libertà che possa riallacciarsi alle conquiste del pensiero greco romano e all’individualismo che lo caratterizzava.

Solo in Inghilterra,  lo “sbarco” e l’accoglienza con grande favore del De Rerum  Natura di Lucrezio ( che aveva portato oltre le scogliere di Dover la memoria della grande civiltà greco-romana profondamente individualistica) hanno prodotto qualche effetto positivo, pur non riuscendo a contenere l’esizialità per la vita politica  inglese del puritanesimo sessuofobico di matrice cristiana.

Per il resto del Continente, come sia stato possibile dare lo stesso nome “liberale” a un pensiero dichiaratamente connesso con l’idealismo filosofico tedesco (in Italia erano post-hegeliani Giovanni Gentile e Benedetto Croce, non a caso, amati, rispettivamente, da fascisti e comunisti) e spesso addirittura con il cattolicesimo (i cattolici liberali sono un ossimoro piuttosto frequente) è un problema che chi ha uso di ragione dovrebbe porsi.

Soprattutto di fronte all’atteggiamento dei cosiddetti liberali europei che fanno solo da supporto alle scelte dei parlamentari assolutisti religiosi o idealistici,  intolleranti e illibertari per loro natura.

Una conseguenza della scelta irrazionale dell’Europa continentale è che non vi ha trovato sede né l’idea della polis né dello Stato garante delle libertà individuali.

In esso l’associazionismo ha preso una svolta decisamente e  prevalentemente settaria per la protezione, essa sì egoistica, dei propri interessi materiali (Massoneria a grande prevalenza ebraica, Opus Dei esclusivamente cattolico, Odd Fellows scandinavi, Rotary o Lions club,  e in Italia, Comunione e Liberazione, Azione Cattolica e altre consorterie minori).

In conclusione: la tragica previsione di Spengler appare inevitabile soltanto in assenza di un recupero sia pure minimo dell’individualismo e del razionalismo dei nostri lontani progenitori. E ciò non  per rendere più apolllinea e meno faustiana la nostra decadenza, ma per tentare di evitarla del tutto.

 

 

“Questo articolo non rappresenta la linea del PLI, ma viene volentieri ospitato su Rivoluzione Liberale, che come linea editoriale da sempre pubblica tutte le opinioni del variegato mondo liberale .”

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