Ragioniamo. Qualcosa di cui si va perdendo l’abitudine, principalmente in campo politico, dove prevalgono sovente prese di posizione apodittiche e propagandistiche. Mario Draghi con la proposta di revisione degli estimi catastali ha toccato un nervo scoperto e, come sempre, ha dimostrato coraggio e determinazione. Il sistema catastale italiano è vecchio di oltre un secolo e va aggiornato. Salvini da parte sua ha reagito, interpretando il sentimento di una larga parte del suo elettorato potenziale, scagliandosi contro l’aggravio fiscale che indiscutibilmente finirà per comportare. La iniziale risposta del Presidente del Consiglio è apparsa almeno reticente, in quanto èpoco credibile che alla revisione possa conseguire un’invarianza fiscale. In primo luogo non ha chiarito, e non avrebbe potuto, se si riferiva algettito complessivo o per singolo contribuente. In effetti la riforma serve a rendere più efficiente e moderno il catasto, che già dispone delle planimetrie degli immobili catastati, insieme alle rilevazioni aerofotogrammetriche di tutto il territorio nazionale. In effetti si tratterebbe di superare l’obsoleto criterio del vano catastale, adottando per la rendita di ogni singola unità la superficie in metri quadri e rivedendo la classificazione delle diverse aree in base alla evoluzione urbanistica, che ha finito col vedere degradarsi parte dei centri storici, sovente lasciatiin stato di abbandono, mentre sono sorte molte zone residenziali in quella che prima era semiperiferia. Infine il proposito sarebbe quello di far emergere l’enorme abusivismo e sottoporre a tassazione tale immenso patrimonio oggi occultato al fisco. Se questi sono gli obiettivi della riforma, non può non aver ragione Salvini a rifiutarsi di credere ad una presunta invarianza fiscale, che non vi sarà, pena il fallimento degli obiettivi principali di essa. Ha tuttavia sbagliato a contestare radicalmente e platealmente quella che è una necessità di adeguamento alle esigenze di un catasto moderno, capace di sconfiggere levasione. Avrebbe dovuto far partecipare i suoi Ministri alla riunione del Consiglio, fare delle proposte concrete di modifica ed eventualmente votare contro, riservandosi di riprendere la battaglia in Parlamento. Dovrebbe infatti anche lui augurarsi che gli evasori, i cui immobili fino ad oggi sono sconosciuti catastalmente, venganocostretti a pagare. Semmai la sua battaglia dovrebbe riguardare le unità oggi catastate e pretendere, per quelle, l’invarianza in aumento,attraverso una doppia valutazione tra valore ai fini fiscali e valutazione di mercato. Tale regime vige già dal 2006 per le compravendite di immobili esenti dall’IVA per evitare, transazioni in nero, che prima avvenivano regolarmente, a causa della forte sproporzione dei relativi valori. Inoltre va assolutamente mantenuta l’esenzione per la prima casa e per le modeste costruzioni in zone rurali o in piccoli centri di proprietà di persone che le hanno ereditate, ma si sono trasferite in altre città a causa del proprio lavoro.L’Agenzia delle Entrate ha oggi tutti gli strumenti per far emergere tale patrimonio, oggi occultato al fisco e sottoporlo a tassazione. Il maggior gettito derivante dall’emersione degli immobili non censiti, che sono circa un milione e duecentomila secondo stime prudenziali, potrebbe andare a riduzione della tassazione per icontribuenti che già pagano le imposte sulla casao a riduzione della fiscalità generale. Allo stesso tempo bisognerebbe evitare che le abitazioni, attualmente in categoria A2 e quelle indipendenti in categoria A7, la cui differenza con quelle signorili, censite in A1 o le ville classificate A8 è molto sottile, finiscano col subire il passaggio di categoria, comportando non solo un aggravio fiscale, ma la esclusione di tali immobili dalla esenzione per la prima casa, che, con una vera ipocrisia di stampo populista, venne stabilita per quelle di categoria superiore. La prima casa invece dovrebbe sempre essere esente, senza eccezioni.

Il colloquio distensivo avvenuto tra Draghi e Salvini potrebbe aver determinato alcuni chiarimenti, avviando il necessario superamento della difficoltà emersa, certo gestita con irruenza dal capo leghista, ancorché mosso dal desiderio legittimo di tutelare la stragrande maggioranza degli italiani, che posseggono almeno un immobile. Gli italiani sono certamente preoccupati che dalla revisione degli estimi ne consegua, anche se forse tra quattro o cinque anni, un consistente aggravio tributario, mentre la casa è considerata un bene durevole primario e ne è diffusa più che altrove, la proprietà, che va incoraggiata. Se, lo scontro, peraltro spiacevole, dovesse servire a far meglio considerare aspetti prima trascurati, tutelando gl’interessi della borghesia, che è la classe più colpita da un sistema tributario, troppo spesso espropriativo, potrebbe alla fine avere la conseguenza di pervenire ad una intesa intorno ad un progetto di riforma, al medesimo tempo modernizzatrice, ma equa.

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1 COMMENTO

  1. Ohhh, finalmente un serio ragionamento da cui poter apprendere qualcosa.
    Questa è una analisi seria su cui impostare una presa di posizione politica ponderata. Congratulazioni Presidente, la classe non è acqua.
    Sante Perticaro

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