ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 2021

Di Andrea Canzone

Ci sono due vincitori: Partito Democratico e polo centrista. Una posizione neutra la tengono i 5stelle che alleati col PD vincono, da soli prendono legnate. I due più grandi sconfitti si chiamano Matteo Salvini e Giorgia Meloni. A Bologna era pronosticabile una vittoria così larga del PD, zero sorprese. Milano ha deciso di perderla Matteo Salvini. A Milano si erano fatti due importanti nomi Gabriele Albertini e Maurizio Lupi. Stando ai sondaggi con il primo il centrodestra avrebbe trionfato al primo turno, con il secondo sarebbe arrivato al ballottaggio da “primo”. Matteo Salvini, però, ha deciso di candidare un civico, uno sconosciuto, facendo perdere la sua coalizione ed, in primis, il suo partito. A Milano, roccaforte Leghista, il carroccio si ferma al 12,5% circa (quasi triplicato dal partito democratico). A Napoli si pronosticava una vittoria dell’alleanza PD-5stelle, ma non così ampia. Anche qui, l’arroganza in coalizione dei Sovranisti fa perdere il centrodestra. A Torino, invece, il centrodestra andrà al ballottaggio. La cosa non mi stupisce di per sé, d’altronde Paolo Damilano è stato l’unico candidato a non essere stato scelto da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, visto che si è candidato da solo e successivamente ha ricevuto l’appoggio del centrodestra tutto. A Roma il discorso è diverso, Michetti porta a casa il primo posto (andando al ballottaggio) grazie ad un centrosinistra diviso. Carlo Calenda aveva deciso di correre, Enrico Letta voleva imporre le primarie, e allora si presentano divisi (compresi con i 5 stelle). Se il centrodestra avesse candidato una figura più seria, penso Tajani, la vittoria al primo turno era scontata. In Calabria invece il centrodestra trionfa, ma non grazie a Matteo Salvini o a Giorgia Meloni. Il blocco moderato (FI-Forza Azzurri-UDC-Nci-Ci) supera abbondantemente il 30% e traina pertanto la coalizione.Matteo Salvini e Giorgia Meloni, quindi, non sono più ben visti nemmeno a casa loro. Forza Italia con i propri dirigenti dovrà fare un’attenta riflessione. L’ondata sovranista e populista ha fallito e adesso arranca. Dall’altra parte di campo ci sono delle forzepolitiche uscite vittoriose in modo morale: Italia Viva, Azione e Più Europa. Da soli con una lista civica hanno portato a casa il 18/20% a Roma, senza vincere. La vittoria dei centristi si vedrà da domani mattina quando inizieranno a spiccare il volo nei sondaggi, mentre Salvini e Meloni perderanno consensi. Sperando che domani sia l’alba del nuovo polo centrista di matrice liberal-cattolica in grado, visti i risultati di oggi, di battere il polo sovranista. Dato significativo è l’astensionismo, giustificato comunque dalla mancata alternativa ed alle scarse proposte nelle maggiori città.

A DESTRA TUTTA

Di Daniele Avignone

Giorgia Meloni è intenzionata a diventare il primo Premier donna d’Italia, nonché simbolo della destra italiana. Alle politiche del 2013, FDI ottenne il 2% dei consensi elettorali, per poi passare al 4.1% del 2018 raggiungendo la soglia di sbarramento in Parlamento. Il Partito si è presentato alle amministrative di ottobre forte del 19.6% delle preferenze nazionali, scavalcando la Lega e affermandosi prima forza di centrodestra. Merito della leader Giorgia Meloni, la quale si è sempre mostrata autentica sapendo conciliare alle battaglie tradizionali (la famiglia su tutte), le nuove lotte come il gender gap o l’immigrazione e differenziandosi sempre da Lega e FI ormai adagiate alle esigenze dei tre governi recenti. Un’ opposizione costruttiva che ha giovato della figura di Draghi, essendosi concretizzata come unica via avversa ai tecnicismi dell’ex Presidente della BCE. Giorgia, oggi, porta avanti le sue battaglie consapevole che buona parte del disilluso bacino elettorale di Destra si sta rivolgendo verso un conservatorismo sociale non estraneo alla scena italiana, che porta il marchio del suo nome. L’ ascesa di FDI altera radicalmente l’equilibrio di centrodestra, allineandolo sempre meno alla visione moderata di Silvio Berlusconi e riportando in auge vecchi valori quali l’esagerato patriottismo, il sovranismo ed il conseguente protezionismo economico. Valori, questi, inopportuni per una democrazia che tende all’integrazione europea in risposta alle eccessive pressioni della globalizzazione e che rischiano di destabilizzare i nostri rapporti internazionali. Sta agli altri due leader di centrodestra scegliere cosa fare: allinearsi alla Meloni o accentrare la coalizione, pur rischiando di tagliarla fuori dall’alleanza attuale? Dopotutto, secondo i dati correnti, escludere FDI in un futuro prossimo significherebbe sbilanciare il Paese totalmente a sinistra.

REFERENDUM EUTANASIA LEGALE

Di Giulia Pantaleo

Un milione 235mila quattrocentosettanta. Questo è il numero esatto delle firme che sono state depositate venerdì mattina in Cassazione per chiedere il referendum sull’eutanasia legale. La Gioventù Liberale Italiana era presente in piazza Cavour con una sua delegazione. Un risultato possibile grazie a una mobilitazione senza precedenti, in tre mesi, che ha consentito di superare (e non di poco) la soglia minima delle 500mila sottoscrizioni. “Non sono soltanto firme, queste sono persone”, ha rivendicato Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. Quest’ultimo ha ricordato, a margine dell’iniziativa, come chi ha firmato chieda che “finalmente si possa decidere di non dover più imporre contro la volontà del malato la sofferenza come una tortura insopportabile” e di poter “decidere finalmente tra l’eutanasia clandestina che c’è già in Italia e quella legale fatta di regole, responsabilità, conoscenza, ovviamente assistenza per chi vuole vivere e rispetto della decisione di chi non lo vuole più”. A metà gennaio è atteso il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale, mentre il referendum dovrebbe tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno 2022. È un passo importante, dopo anni di stallo in Parlamento: “Queste firme sono state raccolte nel silenzio dei grandi partiti, ora quantomeno raccolgano quella che per loro è un’occasione. Si battano per difendere il diritto delle persone di decidere”, ha concluso Cappato. La GLI, componente del comitato promotore del referendum, ha aderito sin da subito alla raccolta firme per l’indizione del referendum. Abbiamo riscosso tanto entusiasmo durante le centinaia di iniziative che abbiamo messo in campo, al fianco di Marco Cappato e dell’Associazione Luca Coscioni. Il risultato raggiunto è un primo traguardo che contiamo di portare a termine con il voto.

VIOLENZE? COLPA DI NON-DECISIONI

Di Gennaro Romano

L’uomo politico è tenuto a prendere decisioni vincolanti per l’intera comunità. Decisioni pavide, incomplete e, soprattutto, non-decisioni mirate più ai consensi che non ai problemi pertengono alla cattiva politica e generano disordine e incertezza nella comunità. È il caso delle violenze romane di ieri. Il Green Pass è mediano tra obbligo vaccinale e misura volontaria. Cioè è una non-misura. I cittadini subiscono le non-decisioni di (chiamiamoli) politici acchiappa-consensi. Troppo facile per loro condannare le violenze ora: dopo una classe (pseudo)politica drogata di like, l’agone politico nelle strade della capitale non poteva che aprirsi a fascisti, facinorosi, fanatici, oscurantisti, ignoranti e squadristi. Solidarietà alla CGIL.

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