Silvia nasce a Roma nel 1971. Si laurea in Sociologia nel 1997 all’Università “La Sapienza” di Roma. Avrà una vita caratterizzata da alti e bassi, che come vedremo, caratterizzano i suoi lavori.
L’Amore verticale, edito da BOOK SPIRIT EDIZIONI, è una raccolta di 62 poesie che ci regala nel 2020, ed andremo a parlare di questo libro.
In quest’opera Silvia esprime l’amore attraverso la composizione poetica anziché la forma prosaica, come per i lavori precedenti, perché, come vedremo da ciò che ci dirà, non ha propriamente scelto lei il mezzo con cui esprimersi, ma le è venuto così, di getto, un’ispirazione improvvisa che andava solo fissata nero su bianco.
Silvia ci presenta diverse forme di amore, se vogliamo anche un po’ travagliato, ma soprattutto ci fa capire l’importanza di esprimersi, soprattutto, per quanto riguarda, il comunicare i propri sentimenti con qualunque mezzo a disposizione. La nostra autrice ci riesce con la poesia, una poesia scaturita, appunto, dal profondo del suo essere.
Per entrare in sintonia con la nostra autrice le abbiamo posto delle brevi domande, in modo che fosse lei a raccontarci qualcosa in più del suo scritto.
1. Le sue opere sono tutte in prosa, quest’ultima la si potrebbe definire una raccolta di poesie. Da cosa scaturisce la sua vena poetica? Ha un modello a cui si rifà quando scrive poesie?
Vorrei premettere che io sono laureata in Sociologia.
L’interesse per la letteratura è sempre stato trasversale ai miei studi. Se nell’infanzia leggevo racconti per ragazzi, nell’adolescenza ho incontrato “Madame Bovary” di G. Flaubert. In quegli anni ho iniziato a “divorare” i cosiddetti classici.
Nel corso dei miei studi universitari, ho trascurato la letteratura a beneficio della Sociologia. Nei primi anni di vita dei miei figli ho potuto di nuovo dedicarmi ad essa fino a quando ho deciso di scrivere.
Il poeta a cui mi ispiro è Giacomo Leopardi perché è legato alla mia infanzia ed alla sua poesia è dovuto il mio nome.
La mia vena poetica credo sia dovuta alla mia sofferenza poiché all’età di 25 anni mi sono ammalata: la depressione credo abbia cambiato il corso della mia vita

2. Si parla di amore in tutte le sue forme, per un amico, un genitore, un partner, un figlio, e perché no, un’entità superiore. Perché ha scelto la poesia per affrontare il tema dell’amore?
In realtà non ho scelto. E’ semplicemente accaduto. Le poesie sono venute d sole. Talvolta mi svegliavo la mattina con una poesia che doveva essere soltanto messa su carta. Talvolta ciò accadeva di notte.
Però, come si evince dl titolo della raccolta stessa, l’amore a cui mi riferisco non è per un compagno (amore in orizzontale) ma l’amore che proviene dall’alto (il padre) e procede verso il basso (i figli).

3. Da una lettura più attenta si possono scorgere note autobiografiche emergere dai suoi versi.Ce le può brevemente esporre?
Come ho poc’anzi accennato il “male oscuro”, la morte di mio padre, la nascita dei miei figli, un divorzio molto conflittuale.
Possiamo leggere dalle sue parole come la poesia possa essere, talvolta, l’unica via di fuga per sentimenti, emozioni e conflitti interiori. Come se essa fosse un urlo su l’orlo di un precipizio dove ad ascoltare ci fosse il vuoto e a rispondere solo Eco.
L’amore in verticale è sì una raccolta di poesie, ma vuole mandare un messaggio più profondo di una semplice “filastrocca”. Il messaggio intrinseco è un incitamento alle donne ad essere libere, autonome e autosufficienti nella vita, perché si può contare solo su noi stesse e su una forma di amore appunto “verticale”.
di Jessica Fantauzzi

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