Un episodio rimarrà per sempre scolpito nella mia mente.

Raggiunta la maggiore età  esordii come scrutatore nella vita politica.
Un incarico che sentivo come di grande responsabilità civica: infatti su di ogni scheda scrutinata si apriva una sorta di guerra civile. Sezionando la medesima persino in controluce.
Verso il finire dell’urna ci comparve tra le mani una scheda chiusa e unta verso l’esterno.  L’aprimmo.
Dentro un piccolo pezzettino di prosciutto con una frase scritta:
“vi siete mangiati tutto, adesso mangiatevi anche questa”!
Risate e scheda non assegnata.
Consultazione immediata: “e se le schede combacianti si sono unte anch’esse che facciamo?”
Decisione unanime dopo mezz’ora “le consieriamo buone, che colpa esse hanno?”
Ecco: quelli erano i tempi in cui non solo il confronto politico era vivo e acceso, ma pure gli astensionisti si perigliavano di fornirci spiegazioni.
Oggi non è più così.
Ci siamo mai chiesti dove abbiamo
-tutti- sbagliato?
Noi liberali siamo sempre più convinti che il sistema maggioritario sia stata la fonte di questa povera atarassia politica.
Del totale distacco tra due universi (il civico e il politico) che dovrebbero trovare degna sintesi nel giorno delle Elezioni: quando tu ti chiedi -fino all’ultimo secondo- “per chi e per che cosa debbo andare a votare?”
Oggi, ad esempio, ci siamo recati a scegliere in molte città (a Roma nel caso di chi vi scrive) il nodo -al secondo turno di ballottaggio- tra Enrico Michetti e Roberto Gualtieri.
Lo abbiamo fatto perché abbiamo voluto dare seguito (certificando la stessa) alla chiusura di quella antipatica parentesi  amministrativa incarnata dal Movimento 5 Stelle: che proprio da Roma, con Virginia Raggi, ha iniziato ad assumere impegnativi uffici esecutivi.
Una anomalia (chiamiamo la stessa una “parentesi semigraffa”) che ha procurato dei danni importanti all’Urbe.
La parentesi si è ora chiusa e il PLI romano è orgoglioso di essersi  molto esposto per  far inverare questo sogno.
Perché  #Destracentro contro #Sinistracentro è parso a noi il modo più semplice e lineare per richiamare alla memoria le storie amministrative di questa città, della Regione Lazio e pure del governo nazionale con le dovute attenzioni verso il futuro di Roma Capitale.
Perché l’aver riportato -se si può dire così- “a norma” il confronto politico è stato il massimo obiettivo che questa povera politica bipolare abbia potuto conseguire.
Auguri a Michetti, o a Gualtieri.
La politica rimane in crisi, è vero, ma non saranno di certo le scorciatoie qualunquistiche a riportarci a una più seria vita civica.
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