Dobbiamo ripartire da “0” o giù di lì.
Perché, in politica, gli effetti deleteri del sistema maggioritario (che ha trasformato quello che pure era il costruttivo confronto tra ipotesi di società alternative in una perenne sfida a pistolettate che non fa prigionieri) hanno fatto deflagrare pure l’Educazione Civica.
La prima cosa da tenere bene in mente é che l’uomo, per progredire, deve associarsi in comunità.
Conseguentemente egli necessita pure di chi deve portare a sintesi e realizzazione il suo bisogno di spessore comunitario (i servizi sanitari, ma pure la scuola, la raccolta rifiuti, ecc. ecc.).
Per far questo le varie comunità hanno individuato la maniera per riassumere e per governare dei fenomeni sociali che hanno diverse dimensioni e molteplici complessità (dallo Stato al Quartiere).
In queste sedi istituzionali la rappresentanza democratica del popolo ha trovato sua espressione -dopo criminali episodi dittatoriali- in libere elezioni: che danno facoltà di scelta tra forze e persone che dovrebbero portare a soluzione e sintesi i tuoi bisogni.
Così i partiti sono una forma per associare in versione democratica e rappresentativa le persone che hanno un comune sentire (“mattoni colorati” d’ora in poi, ndr.).
Questi mattoni indipendenti si sono poi federati -in Italia (perchè il sistema maggioritario obbliga a far ciò)- in blocchi unitari: edificati con tanti mattoni, ciascheduno con la propria identità specifica.
Ogni blocco, a sua volta, per trovare sintesi unitaria, individua il leader, che in genere è una figura… morbida: in quanto espressiva di tutti quei mattoni e pure autorevolmente in grado di rappresentare in concentrato tutte le diverse colorazioni.
In Italia questa figura -di solito- è quella che si chiama il “candidato premier”: anche se, assai spesso, quest’ultimo personaggio non dovrebbe corrispondere, nello specifico, ad alcun partito della coalizione.
Dicesi poi “tecnico” una persona che è al di fuori di una coalizione; “supertecnico” (è il caso di Mario Draghi) qualora uesta grande figura sia personalità di grande spessore, capace di travalicare i piccoli confini nazionali.
Egli, in genere, viene proposto dal Presidente della Repubblica quando la crisi appaia talmente aggrovigliata che non si riesce a risolverla in sintesi unitaria condivisa.
Veniamo all’oggi.
Più di qualcuno di noi si chiede: “che senso ha mantenere il Parlamento, ancorché in un format ridotto?”
Perché troppo spesso questo Parlamento di veri “miracolati” dissemina il percorso di Mario di trabocchetti, trappole e con tante #mineantiuomo  che vorrebbero far saltare per aria tutto: ma non si rendono conto che proprio Mario è l’unica diga contro la fine del sistema.
Allora lo sfogo delle risibili e povere coalizioni si concentra sulle elezioni amministrative locali: una volta posto che per portare a casa gli impegni sottoscritti con l’Europa e per reggere la profonda crisi economica si ingegna proprio sempre lui, il nostro SuperMario.
Allora eccolo qua il punto: un bravo supertecnico finisce per assorbire del tutto il ruolo delle coalizioni, dei partiti e pure dei singoli  parlamentari (che pure si divertono nei loro  equilibrismi vocali d’Aula).
L’opposizione?
Meglio perderla che trovarla, sono come gli altri.
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