AUMENTO DEI CARBURANTI

Di Gennaro Romano

L’aumento dei prezzi era pronosticabile per l’italiano medio nel dopo pandemia ma quello ulteriore delle recenti settimane no. Dalle patate al caffè a banco, dalle scarpe alla passata di pomodoro, i nuovi prezzi al dettaglio riflettono tutti i problemi del settore trasporti, gravato da accresciuti costi di produzione: tanti corrieri, passati da diesel a metano per ridurre le spese, ora devono pagare fino a oltre €2 al Kg una materia prima che pochi mesi fa reperivano anche a €0,80! Le bollette? Colpite le aree che importano principalmente dalla Russia: in Cina interna, Germania e Europa Orientale molte industrie riducono la produzione per mantenere i profitti. La Russia ha recentemente esportato più gas in Asia senza aver però aumentato la produzione generale, riducendo le consuete forniture aggiuntive invernali a buon mercato all’Europa. L’Italia? Noi importiamo meno del 30% del gas dalla Russia ma stavamo per farci del male da soli: grazie alfisco italico l’aumento delle bollette sarebbe potuto essere del 45% sul gas e del 30% sull’elettricità ma Draghi riduce la stangata risp. a 29,8% e 14,4%. Come? Restituendo semplicemente la palla al mercato e eliminando gabelle insensate e gravi per costi storici.

 

DA WELFARE A WORKFARE: UNA TRANSIZIONE OBBLIGATORIA

Di Daniele Avignone

Il dibattito pubblico italiano sembra essersi focalizzato nuovamente sull’opportunità del Reddito di Cittadinanza, mettendo in discussione il grande tema delle ultime elezioni politiche. Secondo gli ultimi dati della Cgia, sino a oggi sono stati collocati circa 152 000 lavoratori, ognuno dei quali ha percepito il reddito per un anno prima di trovare lavoro. Ogni posto di lavoro creato è costato allo Stato circa 50 000 euro, ossia oltre il doppio di quanto spende annualmente un imprenditore privato per un operaio full time. Il periodo post-pandemico sembrerebbe non ammettere eccessi nella spesa pubblica, ecco perché alcuni esponenti del governo si stanno mobilitando in nome di un referendum abrogativo nei confronti della misura assistenziale. Il motivo della richiesta è molto semplice: il reddito non è risultato efficace a combattere la disoccupazione, né potrà esserlo in futuro. In un contesto in cui il tasso di povertà è in aumento, una misura simile può sicuramente aiutare a rimettere in moto l’economia nel breve periodo; tuttavia, questo appare ben lontano dal rendere i lavoratori competitivi sul mercato. La misura del RdCnecessiterebbe di un’implementazione orientata verso reali programmi di workfare atti a garantire una formazione lavorativa ai cittadini, per renderli completamente indipendenti dai sussidi statali. La soluzione, quindi, non necessariamente sarebbe quella di abrogare il reddito, quanto quella di cambiare la natura della formula pentastellata passando da un welfare passivo fatto di sussidi ad un welfare attivo che vada a colmare le lacune di un sistema in cui il lavoro appare sempre più un miraggio. Orientamento formativo, mirato ad un determinato target di disoccupati; ridefinizione dei limiti economici, col fine di rendere più conveniente un lavoro rendicontato rispetto alla percezione del reddito (spesso integrato con un lavoro in nero) e la ridefinizione di un accordo collettivo che tuteli il disoccupato nella ricerca del lavoro, che fornisca gli strumenti necessari a tale ricerca e che assicuri allo Stato la completa attività del cittadino, devono essere i punti salienti di nuove politiche finalizzate ad una crescita reale del Paese.

LA COALIZIONE ANTI-LIBERAL ED IMPERIALISTA RISCHIA DI SGRETOLARSI?

Di Diugar Enrique Madera Buscarini

Il riferimento di questo titolo è rivolto all’unione del Venezuela con la Cina, Cuba, l’Iran e la Russia. Questa alleanza così particolare e oscura sembra di essere molto preoccupata dal momento che il prestanome del Presidente del Venezuela, NicólasMaduro, è stato estradato da Cape Town verso gli USA. Alex Saab, imprenditore colombiano e marito della italiana Camilla Fabri, affronta diversi capi d’accusa per corruzione e lavaggio di denaro (sono 8: 1 per cospirazione per riciclare denaro e 7 per riciclaggio di denaro). A questo proposito, los scorso lunedì 18 ottobre, Saab è apparso per la prima volta davanti al giudice del distretto meridionale della Florida, John O’Sullivan, mentre che successivamente sua moglie a Caracas denunciava l’abuso di potere da parte delle autorità statunitensi. Allo stato attuale non è più un segreto la serie di attività illecita che si è concentrata in Venezuela; dall’arrivo delle Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), con il traffico di droga, passando allo sfruttamento dell’uranio da parte dell’Iran. A quel mix esplosivo vediamo il binomio Cinese – Russo in cui la prima si trova dietro il petrolio ed il coltan venezuelano e la seconda è riuscita a farsi pagare molti soldi per materiale bellico obsoleto. Certamente al di là di quanto esposto, ciò che parrebbe interessare di più a questo gruppo di Nazioni è il vantaggio strategico che proporziona la posizione geopolitica della Nazione sudamericana poiché si trova nel cortile degli USA. Ma cosa c’entra in tutto ciò l’inviato speciale di Maduro nella Repubblica Islamica dell’Iran? Perché queste Nazioni sono così preoccupate fino al punto di intermediare con il Governo di Cape Town per evitare l’estradizione di Saab? La risposta esatta a queste domande per ora non le sappiamo ma stando al ruolo che ha avuto la Russia in questa situazione, sembrerebbe che Saab ha molto più da dire e se dovessi trattare una sua eventuale riduzione della condanna, allora potrebbe rompere il segreto di stato che ha con la Repubblica del Venezuela e collaborerebbe con il Governo americano. Insomma, la Comunità Internazionale è del parere che la Russia non abbia parlato solo per sé stessa, sennò che lo facesse anche per la Cina e l’Iran, per assicurarsi che gli Usa non abbiano accesso ad alcune informazioni. Si sa che Alex Saab è dietro i negoziati tra Iran e Venezuela, ma si deve capire ancora che nessi ci sono con il binomio Cinese – Russo.

 

NOI E JOLSHIRI

Di Marco Fortuna

A pochi giorni dall’esito delle elezioni amministrative non pensate a Roma o Trieste o Torino, pensate piuttosto a Jolshiri. Entro il 2030 il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città e sulla scia di questa tendenza è nato in Bangladesh il progetto per Jolshiri Abashon, una smart city che sorgerà ad est di Dhaka. L’idea di Jolshiri si sviluppa a partire dal desiderio di alleggerire la densità abitativa di Dhaka (oggi con una popolazione superiore ai 13 mln), creando un’area abitabile vicina alla metropoli, con caratteristiche uniche nel suo genere. Con un masterplansviluppato da pluripremiati progettisti, la città pionieristica mira a coniugare il concetto di smart city e di green city. A Jolshiri ci saranno giardini per la raccolta dell’acqua piovana, spazi verdi interrati per il drenaggio, acque grigie e nere saranno depurate e riutilizzate per irrigare giardini o per i servizi igienici; le costruzioni pubbliche e private saranno solo greenbuilding ad alta efficienza. Insomma la capite la differenza tra Jolshiri e i suoi concetti di risparmio e funzionalità a confronto, ad esempio, con i nostri quartieri dormitorio, le opere pubbliche lasciate a metà, le molte zone industriali illuminate di notte, utili solo a produrre inquinamento luminoso? A Jolshiri l’essere umano torna ad essere l’elemento centrale della pianificazione e il suo progetto è tra i finalisti del premio The Plan Awards 2021. Che risposta daranno ai nostri bisogni i neo eletti amministratori italiani? I loro progetti sono veramente ambiziosi? A volte basterebbe seguire un buon esempio, avere umiltà e darsi veramente da fare. Il Partito Liberale da sempre mette al centro l’essere umano come unico protagonista dello sviluppo e della ricerca, anche per questo il lavoro di popolazioni apparentemente lontane da noi, ci accomuna e ci dà la forza per continuare per la nostra strada.

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