Negli anni ’80 del secolo scorso, il monopolista di stato delle telecomunicazioni, la SIP, impazzava sulle TV con uno spot che diceva “Il telefono, la tua voce”. Per il nostro Presidente del Consiglio il telefono è invece diventato una croce quotidiana della quale, poco evangelicamente, mal sopporta il peso.

Da queste ultime intercettazioni, e non solo da esse, il Presidente si sta rendendo amaramente conto che coloro che lui ha fatto “grandi”, non gli vogliono bene. Che quei nani e quelle ballerine che lui ha reso ricchi e potenti non lo adorano sic et simpliciter. Che le sue creature votanti e deferenti cominciano a tramare alle sue spalle in vista dell’imminente fine del suo potere. Che tristezza deve essere per il novello Caligola, sapere che i cavalli che ha reso senatori adesso si stanno mutando in serpi assassine.

E possiamo solo immaginare quale frustrazione provi adesso quell’uomo a conoscere il vero animo delle persone di cui, comunque, ha ancora maledettamente bisogno per tirarsi fuori da guai. Ma di questo non può che piangere e dolersi con se stesso. Quando scelse di mollare la politica ed i politici perché capì che doveva sempre negoziare, piuttosto che comandare ed ottenere, avrebbe dovuto rendersi conto che circondarsi di yes man and beautiful girls pigiabottoni, lautamente pagati da noi, avrebbe finito per ridurlo a questo. Cosa pensava il buon Presidente? Che chi è capace di votare in Parlamento che Ruby è la nipote di Mubarak, non sia capace di organizzare o partecipare ad un  “25 luglio” quando lui sarà definitivamente bollito e non potrà più garantire nulla a nessuno? Gli siamo umanamente vicini.

E tuttavia ciò rende il Presidente un uomo solo, disperatamente sotto attacco, costretto nella “ridotta della Valtellina”, senza un partito forte alle spalle perchè lui stesso non lo ha voluto. Naturalmente questo ci lascerebbe politicamente indifferenti qualora egli non avesse il ruolo, ed il potere, che ha nelle nostre Istituzioni. Ma possiamo davvero permetterci altri due anni di governo fatti di mercanteggiamenti ed assalti alla diligenza del pubblico denaro per garantire a quest’uomo la soluzione dei suoi problemi ed alle sue truppe cammellate una sopravvivenza politica della quale, davvero, non sentiamo la necessità? Siamo in grado di sopportare oltre un paese da quasi vent’anni in recessione economica che continui ad occuparsi delle sue copule e dei moralisti d’accatto che grazie alle medesime hanno un certificato di “intellettuali” e di “oppositori”?

La speranza, quasi certamente vana, è che il Presidente faccia, almeno una volta nella sua carriera politica, un vero gesto da uomo di Stato. Faccia un passo indietro e si risolva da se i problemi di cui è stato causa prima ed originaria e lasci il Paese libero, lui che si dice liberale, di non dover più scegliere il suo futuro discutendo e discettando della nazionalità e delle parentele di una sua piccola ancella. D’altra parte sarebbe per lui, secondo noi, interessante stare a guardare come i Filistei pronti a dare la pietra a Davide, se la caverebbero senza il loro Sansone.

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