Unire passato e presente per costruire il futuro. È questo il messaggio che il PLI intende inviare a Italia Viva di Renzi, Azione di Calenda, Coraggio Italia di Toti e Brugnaro, Più Europa di Bonino e Della Vedova, come al Partito Repubblicano ed, ovviamente, anche a Forza Italia. Tutti questi soggetti politici si definiscono, chi più chi meno, e con caratterizzazioni diverse in riferimento alle specifiche esperienze ed alla composizione dei propri quadri, parzialmente o prevalentemente liberali.
Il Partito Liberale Italiano, che ha avuto un ruolo anche molto importante nella vicenda politica italiana del passato, si avvia a compiere cento anni dalla sua fondazione nel 1922 e, sia pure avendo dovuto scontare il drammatico terremoto che ha travolto tutti i partiti tradizionali al momento della caduta della cosiddetta Prima Repubblica, caparbiamente è riuscito a sopravvivere e si appresta a celebrare il traguardo del primo secolo di vita nel complicato agone politico del Paese. Cogliendo il bisogno di un soggetto autenticamente liberale, collocato nell’area del Centro politico e con la modestia che deriva dalla consapevolezza della sua minuscola attuale consistenza numerica, ma con la determinazione di chi percepisce un diffuso desiderio di federare nell’area liberal democratica e i soggetti che si richiamino ai valori illuministi del liberalismo classico britannico, francese, americano, austriaco ed italiano, (per citare soltanto le maggiori scuole dove è fiorito tale pensiero) il PLI intende dare il proprio contributo con spirito unificante, scartando i divisivi problemi del primato e della leadership. Quindi si rivolge alla forze politiche sopra indicate ed eventualmente ad altre che coltivino il medesimo intento, poiché è tempo di avviare un confronto approfondito, in vista della creazione di un unico movimento federato, che effettivamente sia in grado di entusiasmare e richiamare all’impegno politico attivo tutti coloro, e sono tanti, che sono alla ricerca di un soggetto unitario, che sappia far valere la specificità ed attualità del liberalismo. Si avverte sempre più chiaramente la necessità di garantire una casa politica comune a quella borghesia italiana, che crede nella valorizzazione del ruolo del singolo, nel merito e nella genialità e desidera competere nel mercato per preparazione e formazione culturale di elevato livello, gusto del rischio, fiducia nel meccanismo della concorrenza, con l’obiettivo di affermare il primato della libera iniziativa sia nel campo imprenditoriale e commerciale, come in quello professionale.
Il PLI mette a disposizione di questo non rinviabile evento politico, oltre alla propria vicenda secolare, anche un non indifferente patrimonio di pensiero ed esperienza, nonché la propria antica denominazione, quale garanzia di continuità storica, rispetto ai soggetti politici pret a porter dell’ultimo quarto di secolo, durati spesso una sola stagione o poco più. Una forza politica duratura non può basarsi sulla semplice protesta, su occasionali gestioni del potere, sulla sola forza del nome di un leader. I partiti veri devono essere comunità di idee condivise, ancorché, come è giusto, declinate in modo differente e con sensibilità plurali. È finito il tempo dei soggetti improvvisati, dei partiti padronali di questo o quel capo, dei contenitori vuoti con lo scopo esclusivo di rapinare un consenso che, in assenza di una caratura storico culturale, sono destinati a durare una sola stagione o poco più. Oggi è inevitabile ritornare a partiti identitari con un solido bagaglio culturale e programmatico, abbandonando la volgare riffa a chi promette di più, principalmente in tempi che invece imporrebbero sacrifici, per far recuperare all’Italia il posto ed il ruolo che le competono in Europa e nel mondo. La raccolta del consenso deve partire dalla austera dichiarazione di voler impedire che perduri la rapina della finanza pubblica, creando un debito infinito a carico delle prossime generazioni, ma ponendosi quali custodi e difensori della primaria necessità di preservare il patrimonio comune della Nazione e l’integrità del nostro territorio, oggi in grave stato di degrado ed a rischio del collasso. Il confronto elettorale tra le forze politiche non deve mai più essere fondato sulla promessa di elargizioni o di sostegni corporativi a questa o quella categoria, ma sulla promozione del merito, della geniale inventiva, dell’arretramento del pubblico nelle attività tipiche dell’impresa. L’attività economica dello Stato va limitata alla creazione di infrastrutture adeguate al ruolo di un Paese moderno, eliminando sprechi ed elargizioni, oltre a cancellare una pluralità di inutili Enti di spesa, ma impegnandosi finalmente per un effettivo riequilibrio territoriale tra Nord e Sud e, insieme, promuovendo una politica sociale per sostenere i più deboli ed elevarne stabilmente la posizione, eliminando le mance o le elargizioni una tantum a scopo elettorale.
Niente di nuovo. Si tratta dell’impostazione del liberalismo classico, che si è sempre scontrato, come è giusto che sia, con l’assistenzialismo caritatevole, con il pansindacalismo e con il clientelismo delle assunzioni pubbliche, che soffocano le aziende. Sul piano ideale, va chiusa la stagione dei sovranismi di vario tenore e colore, intrisi di collettivismo e vetero socialismo, che l’esperienza del mondo moderno ha sbocciato senza appello.
Un progetto in cui l’individuo torni al centro e sappia che è totalmente libero, sia nel pensiero che nella sua attività quotidiana, perché consapevole che può compiere tutto quanto non sia espressamente vietato, al solo fine di non limitare la libertà eguale e contraria degli altri. La legge generale ed astratta deve garantirlo con chiarezza e senza eccezioni!

178
CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here