Partiamo da un dato informativo: il 62,8% della nostra popolazione si colloca nella fascia di reddito che va fino a 50.000€ e il rimanente 37,2% supera i 50.000 €.
Questa è la base “bipolare” da cui il governo Draghi è partito per poter approvare, alla unanimità, la parte più consistente della proposta di legge-delega comunitaria che verrà esaminata in settimana dalla Camera dei Deputati.
La norma, a sua volta, troverà attuazione per mezzo di tanti decreti legislativi (dlgs.) che dovrebbero raggiungere molteplici obiettivi.  Vediamoli.
La razionalizzazione e pure la semplificazione dell’intero sistema, anche per il mezzo della riduzione (da 4 a 2?) delle fasce di reddito da sottoporre a imposizione IRPEF.
Sugli adempimenti da compiere e anche su una serie (auspicata) di cancellazioni per buona parte della vera marea di micro-tributi, nazionali e locali, sotto cui siamo stati veramente oppressi in questi lustri.
La progressività nel sistema di calcolo impositivo dovrebbe essere salvata (se il Parlamento converrà, ma non dubitiamo di questo) anche per via della sovrapposizione di aliquote proporzionali al reddito da capitale.
Pure la riforma della tassazione al reddito d’impresa  farà parte della delega, così come i criteri che verranno seguiti in tema di evasione ed elusione fiscali.
Anche l’IVA dovrebbe essere oggetto di attenta rimodulazione e neppure la Imposta Regionale sulle Attività Produttive (IRAP) sfuggirà a un occhio attento come quello del Ministro Franco.
Non dovrebbero esulare poi nuove norme sul Catasto e il settore immobiliare.
Le modalità di riscossione, infine, non rimarranno senza una bussola di orientamento.
Si intende dar seguito, così, agli impegni e alla tempistica già sottoscritti con il PNRR.
Tutto ciò per dare piena esecuzione a una Risoluzione che la Camera approvó l’estate scorsa: sulla base di una indagine conoscitiva che, tra l’altro, auspicava (come già sta chiedendo da tempo la… “cattiva” Europa) una forte e complessiva RIDUZIONE della pressione fiscale!
Infatti la delega è stata rubricata, nell’ordine del giorno dei lavori d’Aula, come sia l’applicazione di una norma comunitaria.
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