L’attenzione che -tra i primi- il nostro giornale aveva sollevato sul pericolo di conquista della nostra (perché fatta e manutenuta da tutti noi utenti italiani con le bollette pagate) rete telefonica ha sortito il suo primo importante effetto politico di attenzione e cura.
Facciamo un passo indietro.

Quell’insieme di… cavi, tralicci, interconnessioni, byte, computer etc.etc., è custodito da una sorta di cassaforte (“noovle”, nuvola) che è posseduta dalle italiane Tim, Cassa Depositi e Prestiti, Leonardo e Sogei.
Una Società, questa, che ha come partner Google e che intenderebbe allargare il proprio raggio d’azione: prima di tutto inglobando al proprio interno l’intera gamma dei dati strategici nazionali italiani.
In questo quadro il Recovery Plan dovrebbe dare le gambe a questo obiettivo strategico di medio-lungo termine.
Per far questo un ulteriore partner (al massimo come socio paritario e non prevalente ndr.) operativo dovrebbe completare il quadro: portando una collaudata dose di personale tecnico, strumenti server,  archiviazione dei database, software, etc.etc.
Predisponendo una sorta di “plancia di comando unica” per l’intero sistema.
L’americana KKK si è offerta di farsi carico di questa opera essenziale, però… C’è un però.
La Società è un soggetto produttivo USA e, a parte il fatto che le regole statinitensi non coincidono sempre con le nostre, é quel regime -anche giuridico- che, alla fine, su tutto e tutti finirebbe per prevalere.
Alla faccia del possesso reale e fisico della rete.
Insomma, si può dire che sia proprio un bel ginepraio quello che l’eventuale “scudo statale” dovrebbe coprire e proprio questo è il motivo per cui ha alzato le proprie antenne anche il COPASIR (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), presieduto dal Sen. Adolfo Urso.
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