Siamo al dunque anche sui prezzi della energia.
Prendiamo il gas come esempio. Gli aumenti al prezzo di quella fonte energetica sono oggi di fronte a un bivio strutturale.
Troppe tasse e pochi stimoli per la ricerca novativa sul nostro territorio fanno risaltare appieno come -per troppi lustri- siamo rimasti fermi a trastullarci.
Ministri di destra o di sinistra, pseudo-concorrenziali o del tutto conservatori, non hanno mai  affrontato con una visione strutturale prospettica di lungo periodo questo problema.
Se ad essi aggiungessimo quella sorta di pokemon che sono stati i Ministri delle Finanze prima e della Economia ora non possiamo che rimanere del tutto annichiliti per quei dati: che sono sotto gli occhi di tutti e/o che molti si ostinano a non voler vedere.
Dalle cifre percentuali che provengono da una fonte assolutamente tecnica (qual’é l’Autorità per l’energia) possiamo apprendere che -ove ponessimo pari a 100€ la tariffa praticata- la distribuzione del nostro denaro si ripartisce lungo 6 vie.
11,2 vanno alla distribuzione e 4,2 al trasporto fino alle nostre case o industrie.
1,5 é invece il costo di stoccaggio.
Mentre 3,8 vanno ai  venditori al dettaglio.
Arriviamo ora alle due porzioni più consistenti.
La medaglia d’argento se la conquista il commercio all’ingrosso.
Ma esso non sfiora nemmeno -con il 36,9- il primo classificato.
Eccolo lì il primo sparviero, con la sua preda salda nel becco: un bel notevole e significativo 42,1% dedicato  in bolletta.
È la tassazione, é lo Stato.
Cioè, per capire: con una mano noi cittadini paghiamo il tributo, mentre con l’altra cerchiamo la canna del gas…
Per usare solo un eufemismo.
Quindi Draghi e il Parlamento potrebbero farci l’unico regalo sensato che ci verrebbe davvero incontro.

È giunta l’ora di ridisegnare lo Stato in un senso più liberale e meno obeso; il modello social/comunista ci ha già dissanguato abbastanza.

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