E due.

Dopo di quello sottoscritto in pompa magna con la Francia, ora si approssima un altro asse privilegiato d’intesa: questa volta con la Germania.

È un esercizio ginnico, quello delle parallele, che potrebbe essere il campo naturale su cui il nostro Paese dovrebbe sempre tararsi, ma che assai spesso -a causa di molte bizze e scherzi elettorali- ci omettiamo di praticare, a partire dalla Unione Europea.

Noi per la verità -neppure ai tempi dell’Impero Romano- siamo mai stati dei supponenti sovranisti: volendo, prima di tutto, trarre dalla nostra formidabile centralità geografica ed economica (anche in area mediterranea) il massimo del vantaggio economico.

Con buona pace per tutti gli sherpa dei Paesi ex comunisti europei: non è quello il quadrante ideale verso cui concentrare i nostri sguardi.

 

Giorgia Meloni e -in misura minore ora- Matteo Salvini, errando, invece mirano proprio verso quei luoghi.

 

Perché se è pur vero che solo in quelle direzioni noi -prima dell’era Draghi- potevamo spendere ancora il nostro basso residuo di credibilità, non è affatto puntando al ribasso che l’Italia potrà risorgere.

Anzi, diremmo di più: questo versante equivarrebbe alla supina accettazione di un ruolo del tutto secondario in Europa.

Perché avrebbe significato -né più e né meno- che l’aver riposto in soffitta tutte le nostre ambizioni di far parte del gruppo di testa.

 

Invece “l’Italia è un esempio luminoso”, ha riconosciuto pure il neo-premier tedesco, pomuovendo un generale a capo della gestione della task-force vaccinale tedesca.

Vedremo quali Protocolli d’Intesa saranno siglati.

 

L’aria é cambiata bambole, ci si deve rendere conto di questo ora: non perdiamoci proprio adesso nel solito vacuo chiacchiericcio politico.

Buon 2022 a tutti!

 

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