Domani entreremo nel 2022.
Auguri a tutti.
Per iniziare bene l’anno nuovo vi parleremo solo di Italia, di PNRR e nuova Presidenza della Repubblica.
Perché, dopo l’ennesima fiducia data dal Parlamento, il nostro Presidente del Consiglio dovrà fronteggiare ancora tante altre impegnative scadenze: che dovranno essere onorate in pieno per poter accedere a quella sorta di …. bancomat…che sono i contributi di finanziamento provenienti dalla Unione Europea.
Così, dopo di aver deliberato di “tagliare” ben 8 miliardi di IRPEF a lavoratori dipendenti, autonomi, p.Iva e pensionati, una ulteriore riduzione fiscale si va profilando per tutti noi all’orizzonte: essa sarà pari al -3,9% nel 2023 e al – 3,3% nel 2024.
Perché, dopo di aver introitato un primo assegno UE (a fronte del puntuale raggiungimento dei 51, cinquantuno, obiettivi posti), ora si annuncia per Draghi un’altra ardua scalata sino al 2026.
Sarà un quadriennio, il prossimo, in cui non potremmo di certo rilassarci per ragionare su vacue formule politiche, ma bensì (come sarebbe stato sempre giusto fare) su fatti concreti e misurabili;  su valori percentuali e parametri economici; su livelli produttivi e  attuazioni reali degli stessi;  con costi certi, precisi e pure cadenzati millimetro per millimetro.
Questa è la vera politica liberale che ci aggrada; che non è di certo quella che ci viene offerta dalle tv commerciali, con nani e ballerine applauditi a comando che concludono egoisticamente solo per sé stessi, come accade nel Grande Fratello.
Perché, posta questa introduzione generale, l’unico comizio ideale da farsi ad opera di ogni politico italiano dovrebbe partire dalla  premessa che… “dati i vincoli che abbiamo sottoscritto con l’Europa (che ci sentiamo di dover rispettare per intero), con una Commissione Europea che ci richiederà … x,y,z, noi vorremmo fare pure.. a,b,c”
Solo questo livello potrà darci ancor maggiore credibilità ed in tal modo noi non getteremo per aria il castello che ci ha edificato Mario Draghi.
Un a-politico che ci sta salvando dal mare in tempesta.

Noi confidiamo che il nuovo Presidente della Repubblica -che sarà eletto tra poco più di un mese-  sia il primo e più fermo custode della parola data dal nostro Presidente del consiglio: a nome di tutti noi.

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