Al posto del “crescete e moltiplicatevi”, il ” fare figli è asociale “, al posto dell’Andate all’Ovest”, il ” restate a casa “, questo chiede la crescita zero, ma può l’uomo vivere così o non rischia di impazzire per sensazione di claustrofobia, fino proprio a far deflagrare quella grande guerra che tutti dicono essere possibile solo in una “crisi di irrazionalità” ?  Perché proprio di questo si tratta, il progetto di crescita zero è pericoloso.  Una volta che si sia fissato il numero di figli “consentito” (oggi dalla semplice pressione sociale, domani, se non bastasse dalla legge), il numero di metri quadrati disponibili pro capite, la professione consentita e così via, che cosa resta della libertà dell’uomo, ma ancora egli è disponibile o anche solo adattabile a vivere in siffatta maniera o non c’è rischio che impazzisca ?  E chi fisserà e farà rispettare i tassi di sviluppo consentiti alle varie nazioni, alle varie etnie?  (già oggi i paesi del terzo mondo rifiutano tali imposizioni, viste come finalizzate agli interessi occidentali).  E inoltre tutto ciò non dovrebbe durare per un periodo limitato (si sono già viste limitazioni in guerra ) ma per sempre.  Se si guarda alla crescita zero un po’ più da vicino, l’idea bucolica di questa società ecologica rischia di cedere il passo alla visione apocalittica di un mondo poliziesco divenuto soprassaturo di pressioni psicologiche ed economiche, pronto, a causa di questo super vincolo, a scoppiare in una spaventosa deflagrazione, passando così dalla improbabile crescita zero alla “decrescita fulminea”.  Questo scenario catastrofico non è ovviamente detto che abbia realmente a verificarsi, ma è però più credibile di quello idilliaco, poiché in quel caso si parla di qualcosa di inesistente in natura e, anche se ogni ipotesi è possibile, ci sono però le più o meno probabili.  Certo gli ecologi zerofili possono vagheggiare l’uomo di “tipo nuovo” per salvare la loro teoria, ma, a parte gli storici disastri di tutti i regimi che volevano fare l’uomo nuovo, è corretto pensare che sia assai più facile e ragionevole, anziché l’uomo, cambiare la teoria.  Quello che si può e si deve ipotizzare, come prodotto di puro buon senso, è invece l’idea di una crescita non zero, ma indirizzata, di un uso più accurato e senza sprechi delle risorse economiche, di una più accurata politica contro gli inquinamenti; tutto ciò però visto non come a sé stante, ma in unione con una prospettiva di fondo di espansione futura, per la quale già da oggi si comincino a prendere le prime misure.  In tal modo, senza fughe in avanti verso una soluzione solo futuribile e senza le chiusure di una visione riduttiva (e a lungo termine impossibile e innaturale), si cominciano a delineare gli elementi di una prospettiva ben bilanciata, che, unendo provvedimenti per l’oggi e iniziative per il domani, in un preciso quadro di riferimento unitario, ha le caratteristiche di quella che si può chiamare una “politica”.  Prima però di continuare nell’ individuazione dei punti di una politica valida per questo periodo, che segna l’inizio del terzo millennio della nostra civilizzazione Cristiana (con la carica evocativa che ne consegue) occorre cercare di mettere più a fuoco quegli elementi che derivano da condizioni continentali particolari, poiché molto se ne può desumere anche per la formazione di un quadro d’assieme di regole generali.  In pratica, si può considerare ognuna delle aree rilevanti in cui il mondo è diviso, come sede di un diverso esperimento, dal cui esito (positivo o negativo) le fasi successive dell’evoluzione dell’Homo Sapiens saranno inevitabilmente marcate, si potranno così tentare delle extrapolazioni, per cercare di trovare moduli di comportamento anche per i problemi di tipo nuovo. Ma, se le tendenze dalle tessere del mosaico possono indicare l’evoluzione nel medio periodo, è dal mondo che bisogna partire per immaginare gli scenari a lungo termine, con un metodico ricorso a previsioni verificabili, perché le dimensioni dei problemi del prossimo futuro sono tali da aver bisogno di impostazioni generali.  Occorre prevedere per un futuro umano. Fin da oggi.  Quello stesso progresso culturale e tecnico, che ha fatto diventare così rapidamente variabile il mondo, rispetto alla lenta evoluzione dei secoli passati, rende a un tempo necessario e possibile, interrogarsi sugli scenari futuri, quelli in cui l’uomo si troverà a vivere.  La disponibilità di dati e statistiche su moltissimi aspetti della vita organizzata, l’uso di strumenti analitici per scoprire una tendenza, la coscienza delle nuove responsabilità umane, rendono questo ipotizzabile.  Il bisogno esistenziale dell’uomo di interrogarsi sul proprio futuro, è oggi più forte che in passato per la drammatica accelerazione dei processi, ma non è solo un’esigenza psicologica a spingere a ciò, è anche la necessità di collocare le previsioni in un quadro generale e dotare le autorità di modelli di riferimento.

Ad esempio, le statistiche sulle materie prime, sul loro consumo e le loro riserve, se interpretate, conducono a previsioni a medio termine sulla sostituzione con succedanei o sull’uso di tecnologie alternative, ma queste conclusioni possono essere anche ribaltate, se, sul più lungo periodo, si ritiene che i principali manufatti che tali materiali impiegano siano destinati a scomparire.  Prendendo un esempio specifico, in passato scrivevo che riserve di piombo stimate in cent’anni, avrebbero portato a prevedere la sostituzione a breve delle batterie automobilistiche -principale fonte di consumo- con altre fino all’ottanta per cento più leggere (grazie all’uso di aria compressa in luogo dell’avviamento elettrico) ma forse poche aziende avrebbero provveduto agli investimenti necessari, se lo scenario a più lungo termine avesse contemplato la scomparsa del motore a scoppio e l’uso di batterie completamente alternative (che è proprio quello che pare profilarsi).

Da ENERGIA 10 Febbraio 2020

Il campo delle previsioni a lungo termine, utili per immaginare, ma anche per prendere decisioni qui ed oggi, copre praticamente tutto l’arco delle attività umane e gli scenari che ne possono derivare influenzano fortemente le programmazioni a lungo termine. Una chiara indicazione di un futuro telematico che veda i cittadini svolgere il loro lavoro prevalentemente a casa, sconsiglia di rivoluzionare completamente l’urbanistica delle città per adattarle all’automobile, mentre uno studio sulla poca resistenza di coltivazioni ad alta resa, porta a tutelare anche la conservazione di più povere, ma più robuste, piante tradizionali, per non rischiare la scomparsa di un’intera specie,

 

Allo stesso modo, se si conclude che l’aumento medio della temperatura terrestre, che, oltre a produrre rarefazione dell’acqua dolce, può portare al parziale scioglimento delle calotte polari con conseguente sommersione delle zone costiere, è davvero strettamente legato alla sovrapproduzione di anidride carbonica per la produzione di energia elettrica da fonti fossili, allora va riconsiderato, anche da parte di chi l’aveva abbandonato, l’uso pacifico dell’energia nucleare, di gran lunga la più ecologica in tal senso.

 

 

E ancora, la rapidità e la frequenza dei viaggi intercontinentali con la veloce diffusione di malattie per contagio, ci porrà in sempre maggior rischio (si pensi ad Ebola, all’Aids e, oggi, naturalmente al Covid), oppure al contrario daremo vita, col tempo, alle generazioni più immunizzate -perché già contaminate- della storia ? (si pensi solo agli aborigeni Hawaiani, uccisi dal semplice raffreddore all’arrivo del primo occidentale). Il diritto privato, che regola la libera contrattazione tra soggetti indipendenti, potrà avere un suo reale futuro, o tutto sarà per forza ricondotto ( come in Italia per l’equo canone) a regole generali e, in tal caso, che fine farà la libertà individuale ?  Resteremo a lungo confinati nel nostro pianeta (che in tal caso ci sembrerà sempre più stretto) oppure il sistema solare (cominciando da Marte, Venere e le stazioni orbitanti) sarà il teatro della prossima espansione della umanità e vedremo un quadro di relazioni internazionali simile al “modello navale” della civilizzazione Britannica?  E in questa prospettiva quale sarà l’evoluzione, prima psicologica e poi politica, del comune sentire, riterremo ineluttabile un futuro sempre più regolamentato a causa della sovrappopolazione di una Terra di dimensioni finite o apriremo la mente, i cuori e le leggi a nuovi spazi di libertà personale?  Tanti sono i campi in cui previsioni sul futuro sembrano a un tempo fattibili e necessarie, tanti quanti i settori che richiedono scenari per le pianificazioni a lungo termine, praticamente tanti quanti sono i settori dell’attività umana. L’estrapolazione dei dati statistici ed il confronto comparativo delle opinioni degli esperti, sono i metodi di cui è possibile avvalersi, nella consapevolezza che nel tempo le previsioni potranno essere modificate, anche radicalmente, da nuovi fatti via via intervenuti o da fattori che si rivelassero sottovalutati, ma anche con la consapevolezza che, se il metodo di formazione di una certa previsione è rigoroso e soprattutto espressamente indicato, essa contiene già in sé degli elementi per essere mantenuta o modificata.

E gli scenari, che tali previsioni compongono, risulteranno tanto più efficaci quanto più conterranno in sé i dati oggettivi e verificabili su cui si basano, perché una modifica di tali dati conduce direttamente a scenari alternativi.   Rimane una differenza di fondo. Se nel breve termine è l’avvenimento eccezionale a poter falsare le previsioni, sul lungo periodo è invece la stessa individuazione delle tendenze ad essere incerta, perché i dati di partenza sono di regola insufficienti e perché è naturale aspettarsi che più eventi eccezionali abbiano occasione di presentarsi.  L’uno o più eventi imprevisti, eccezionali nel breve periodo, nel lungo periodo sono invece da considerare normali. Le previsioni a lungo termine non possono perciò sfuggire alla regola di essere continuamente riviste e aggiornate, è il prezzo che bisogna pagare, ma ben più alto sarebbe il prezzo a non farle : sarebbe la rinuncia a conoscere per provare a governare gli avvenimenti, per provare a costruire un futuro migliore.

 

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