In occasione della Conferenza Stampa del 10 gennaio del Presidente Mario Draghi e, malgrado qualche reticenza al proposito, condivido appieno l’ analisi fornita riguardo alla spaventosa situazione pandemica nella quale è coinvolto il Mondo intero, non ipotizzabile in queste proporzioni.
La lotta al contagio dev’essere sostenuta con gli strumenti più idonei e non può limitarsi a misure palliative che non farebbero che aggravare l’ infezione in essere, già estremamente complessa e mortifera.
Le decisioni prese non possono non tener conto che le vaccinazioni, ancorché non definitivamente risolutrici, in quanto in presenza di mutazioni virali improvvise e di complicata origine, sono l’ unico strumento che la Scienza medica abbia a fornire, sia per l’ esiguità del tempo a disposizione, che per l’ efficacia che si vuole raggiungere.
Per contro comportamenti irresponsabili di singoli individui che, per paura, diffidenza, onanismo e presunzione, conditi con una dose di egoismo fuori controllo, stanno per mettere in crisi le strutture sanitarie dove i due terzi dei letti in Terapia Intensiva sono ad essi riservati con conseguente alta mortalità ed impediscono che vengano altrettanto effettuati trattamenti e cure per altre patologie gravi e non più rinviabili.
Condivisione e rispetto vanno parimenti all’ azione metodica e proficua intrapresa dal Generale Figliuolo, senza la cui opera la lotta alla pandemia in Italia si troverebbe in situazione ben peggiore.
Sostegno inoltre alla volontà di mantenere aperte le Scuole in presenza poiché non ha senso doverle richiudere senza tutto il resto delle attività del Paese e nemmeno risulta essere accettabile il ricorso generalizzato in DAD.
Da liberale infine auspico la candidatura alla Presidenza della Repubblica Italiana del Professor Mario Draghi che abbiamo sempre sostenuto dal primo momento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e che rimane la soluzione migliore che l’ Italia possa mettere in campo per la visione planetaria ed europea che gli son proprie e l’ autorevolezza a svolgere con pacata saggezza la delicata e complessa funzione istituzionale che gli potrà venire assegnata.

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